Per fortuna ho un tragitto di riserva: il fiume Marano. Oddio, chiamarlo fiume mi pare un po’ esagerato, in realtà è un torrente, un ruscello, ma viene citato persino da wikipedia e quindi, sulla base di ciò, merita ogni rispetto.
Sta di fatto che io me lo tengo stretto perché, lungo l’argine, c’è un percorso che è fattibile anche in quei giorni in cui la pioggia batte con sorniona costanza. Il fango, in realtà, è presente, anche in abbondanza, ma è quel fango che ti permette di procedere senza il rischio di ritrovarti con le ruote bloccate e, grazie ai tasselli marcati, riesco ad avanzare fino al termine del percorso.

La moto è sempre quella, passano gli anni ma ancora resiste, forse è come il vino, migliora con il tempo…

A volte mi imbatto in piccoli guadi e allora sono in grado di fare avanti e indietro o meglio dire dentro e fuori dalla pozza d’acqua anche per una mezz’oretta.


Ecco il Marano in tutta la sua ampiezza e in alcuni particolari




Il percorso si snoda attraverso sentieri più o meno larghi e ai suoi lati si ritrova la tipica vegetazione fluviale o coltivazioni di vario tipo





Se qualcuno volesse “sperimentare” il Marano può trovare alloggio in questo agriturismo anche se dubito che abbia mai visto l’ospitalità di qualche viandante.

E quando meno te l’aspetti trovi la strada sbarrata da altri inquilini del fiume

Ma è ora di tornare a casa, il freddo e l’acqua cominciano a penetrare nei piedi e, una volta asciutto, un tè bollente e una fetta di panettone non me la toglie nessuno!!