Il parafango senbra puntare verso i primi monti di Roma; mentre la strada comincia a salire, resisto alla tentazione di deviare su qualche sterrata finché l'asfalto finisce.
La bella giornata ha attirato tanti escursionisti, per lo più tornano indietro dato che è pomeriggio inoltrato. Spengo sempre la moto quando passa qualcuno e con tutti scambio quattro chiacchiere; tutti mi sconsigliano di andare avanti ...e che sarà mai?
Prima di salire sul sentiero principale provo questa variante...





...la variante finisce qui! Torno indietro e comincio a puntare la montagna...


cominciano le difficoltà ma la ruota posteriore appena montata se la cava egregiamente


finora tutto bene...

...anche lo scalino...

qui il percorso è problematico ma con un po' di "studio" e di fatica riesco ad avanzare. Forse questo è proprio l'habitat naturale della betina, ossia il genere di fondo dove riesce a dare il meglio di sé.

...sto sudando da bestia, sono già stanco e sono solo; mi viene in mente quel tardo pomeriggio a poggio bustone su dei gradoni di pietra a ridosso di un dirupo: rischiai di passare la notte là! Tirai via la moto con la forza della disperazione. Ero davvero stremato!
Il mio istinto di conservazione pesca quel ricordo ogni qualvolta ne sente il bisogno ed io ho imparato ad assecondarlo, quindi fermo la betina e faccio un sopralluogo a piedi.



...penso che potrei farcela tranquillamente ma ci vuole poco a trasformare un pomeriggio da incorniciare in un incubo quindi torno sui miei passi riaccendo il somaro meccanico e mi riavvio verso l'asfalto stanco e soddisfatto. Mi fermo qualche minuto a riposare in un punto panoramico faccio una foto mentre l'utimo sole mi asciuga il sudore...

...che dire meglio poche ore che niente