(quasi un motoraduno)
Nota: le foto, oltre che mie, sono anche di Zendan, Husqvarna100 e Ciccio 72, che me le hanno gentilmente fornite. Ora sono tutte mescolate per cui lascio a voi stabilirne caso per caso l'autore!
Era un po' che ne parlavamo con Andrea (Ciccio72), vederci qui da me in Abruzzo, se possibile con le famiglie e, incidentalmente, fare qualche motopasseggiata per boschi.
La cosa presentava qualche difficoltà: conciliare i periodi di ferie, trovare una moto per lui qui o portare la sua, lavori in corso a casa mia, e cosi via...
Alla fine l'inizio di Settembre è sembrata l'ultima spiaggia, prima che la riapertura delle scuole arrivasse a complicare ulteriormente le cose, e su quello abbiamo puntato.
Restava il problema della moto, ma in extremis appare la soluzione: c'è chi ha i Santi in Paradiso, noi più modestamente ne abbiamo uno a Varese. E da li parte il Venerdì mattina il buon Claudio (Husqvarna100), con al traino l'omonima belva su di un carrello con 2 posti liberi, alla volta di Rovigo. Qui salta su Andrea ed il suo DRZ, ed il suo amico Memo (sei riuscito a crearti 'sto benedetto account, a proposito?) col suo Trickerino, e giù verso i profondo Centro!
Niente spazio per moglie e figlioletta: pazienza, sarà per la volta prossima, è un impegno.
L'operazione trasferimento non è proprio fulminea, e i Nostri arrivano da me alle 22 passate, stanchi ma felici.
La cena voleva essere rapida e frugale, per rispetto alla loro stanchezza, altro che le fiorentine di Yoshi, ma finisce per non essere ne l'uno ne l'altro. In compenso la gioia di stare di nuovo insieme e' tale che coinvolge anche Memo e la mia famiglia.
Infine, ad un ora scandalosa per dei sedicenti sportivi, con un tasso alcolico di tutto rispetto Li accompagno alla loro dimora, un simpatico Bed&Breakfast nel paesello vicino, ricavato da un'antica abitazione arroccata nel centro storico, con vertiginosa scala a chiocciola in pietra e stanze con soffitto in legno affrescato.


La mattina la messa in moto e' complicata, ma abbiamo un appuntamento a Celano per le 9:30 con Danilo (Zendan), che avevo contattato in precedenza, e che gentilmente si era reso disponibile a raggiungerci da L'Aquila.
Dato che il Bed&Breakfast era momentaneamente sprovvisto di Breakfast, i nostri calano a valle alla ricerca di calorie, finendo nel bar di paese del quale da quel momento in poi cominciano a magnificare le smisurate paste.


Poi Claudio si avventura a coprire a piedi il Km e mezzo che separa il paese da casa mia, e me lo ritrovo che gironzola attorno casa alla ricerca di frutti di bosco. Recuperare gli altri due e' leggermente piu' complicato, ma alla fine siamo in ordine di marcia e affrontiamo il tratto stadale per Celano.
Gli auspici non sono dei migliori: sopra le nostre teste volano incessantemente elicotteri e Canadair nel tentativo di spegnere un incendio doloso che da 2 giorni distrugge i boschi proprio sopra Celano.

La nube nera si vede a molti chilometri di distanza, e ci dirigiamo proprio verso di lei. A Celano l'atmosfera e' leggermente caotica, nel viavai di mezzi antincendio e macchine alla ricerca di percorsi alternativi: la via per Ovindoli e' stata chiusa per pericolo di frane dalla zona incendiata.
Forse anche in previsione di questo Danilo e il suo amico Giorgio hanno deciso di passare per l'autostrada anziché per la più gratificante statale che attraversa l'Altopiano Delle Rocche fino ad Ovindoli. Quando arriviamo sono già li che ci aspettano, entrambi su sgargianti Alp 4.0 arancio, e non sembrano aver sofferto granché la sessantina di Km autostradali, a riprova della flessibilità della moto.

Dopo le presentazioni ci rimettiamo in sella verso le Gole di Celano, fortunatamente allontanandoci dalla nube nera. Delle Gole posso solo indicare agli altri l'imbocco, da cui già si intravede la profonda spaccatura che sale su fino all'altipiano, perché non e' certo da li che possiamo passare con le moto. La nostra prossima meta e' Aielli, che raggiungiamo percorrendo una bella mulattiera boscosa che poi si allarga in uno sterratone. Ad Aielli si apre davanti a noi un ampio anfiteatro che porta su alla (proibita?) Valle del Giovenco, stretta tra la Serra di Celano ed il Sirente. Per il momento continuiamo a mezza costa verso il parco eolico Collarmele, e presto tra i contorni brulli dei rilievi appaiono come dal nulla le sagome inquietanti degli alti generatori a 3 pale.





Dopo un po' di pale ne abbiamo fin sopra i capelli...
![[Sorrisone] :D](./images/smilies/icon_biggrin.gif)
C'ero stato qualche mese prima con il buon Federico (mucchiaranomoto), e sono stupito dal vedere quante nuove pale sono state aggiunte in breve tempo. Quelle appena aggiunte formano un gruppo a parte, non sono ancora in funzione, neanche sono orientate al vento ma pare che parlottino tra di loro indecise sul da farsi. Per di piu' a differenza di altri parchi eolici dove le pale sono piu' o meno tutte allineate in fila a far bella (o brutta) mostra di loro, a Collarmele, forse per l'irregolarita' del terreno, sembrano buttate li alla rinfusa, a distanze e altezze variabili. La loro vista, nel paesaggio ampio e brullo che le circonda, mi risulta alquanto inquietante, e inevitabilmente noto quanto alto sia l'impatto ambientale di questa pur promettente fonte di energia alternativa.
Dalle finestre del mio ufficio, dall'altra parte della Piana del Fucino, a venti Km di distanza, posso ogni giorno ad occhio nudo vedere bene i generatori, e addirittura distinguere le pale che girano.

Lasciamo il parco eolico, e sinceramente senza rimpianti, mentre il paesaggio muta in una più raccolta vallata fuori dalla vista del Fucino, e iniziamo la circumnavigazione in senso antiorario del gruppo del Sirente. Attorno a noi placidi campi arati, ma una sinistra foschia che sa di bruciato ci ricorda che li vicino la Serra di Celano e' ancora in fiamme, e brucerà per altri due giorni ancora.

I ragazzi sono inquieti, cominciano a saggiare effimeri sentieri laterali, hanno voglia di emozioni forti. Fino a che durante una sosta CiccioAndrea parte a 90 gradi dal sentiero e prende di petto il fianco della collina, in quello che diventerà il test comparativo di arrampicata che ho già descritto in un altro post. Quindi già sapete (o potete immaginare...) quale è l'unica moto che arriva in cima. Si salvano dalla prova solo l'Husky, perché temiamo che il piu' piccolo errore col gas porterebbe al ribaltamento, e le due Alp 4.0, perche' Andrea è spompato e nessun altro se la sente di verificare quanto agili siano i 130 e passa Kg dell'Alpona.

Assisto con una certa trepidazione al rientro di Andrea


Poi via con la Tricker...

Ma non c'è abbastanza aderenza

Fortunatamente il tracciato comincia ad alzarsi oltre i 1000, ed in lontananza lo vediamo sparire nei boschi che circondano il Sirente. Avanti, dunque. Alla nostra destra appaiono in lontananza i paesi di Gagliano Aterno e Secinaro. Finalmente ci infiliamo nel bosco: la via è agevole ma divertente.


Dopo un lungo e godibile tratto boscoso ci fermiamo in una ampia radura per un meritato riposo. E qui, temporaneamente abbandonata ogni velleità avventurosa, cominciamo a favoleggiare di arrosti ed affettati (lo stomaco comincia a farsi sentire), e ci riprende la febbre comparativa: tutti provano tutte le moto, e giù a stilare classifiche di motoalpinicità e altre amenità.

Finalmente si riprende, sia pure con varie soste foto, e si torna nel bosco. Attorno a quota 1300 la salita lascia spazio ai saliscendi, e lo sterrato diventa un sentiero più nervoso, il tratto più bello di tutto il giro.

Nel fitto bosco alberi secolari...

... e inquietanti folletti!
![[Sorriso] :)](./images/smilies/staff_original7cx.gif)
Sfociamo in un altopiano laterale della Piana delle Rocche, ed arriviamo ad un bivio dove salutiamo Danilo e Giorgio, che hanno impegni per il pomeriggio e devono rientrare a L'Aquila. Alla prossima!
Noi 4 continuiamo verso Rovere, con il rumore degli stomaci che comincia a sovrastare quello degli scarichi. In prossimità di Rovere arriviamo ad un bel fontanile, sotto ad una rupe imponente separata da noi da un recinto molto alto, forse 4-5 metri.


Se non fosse per una certa esilità direi che potrebbe delimitare l'area del Tirannosauro Rex, ma un cartello informa che si tratta solo di un zona di rispetto per i caprioli (ma quanto saltano 'ste bestiole?!). Un tizio che percorre il recinto (lato T-Rex) ci ammonisce in tono vagamente minaccioso a non far troppo rumore quando ripartiamo. Claudio tenta inutilmente di rassicurarlo in proposito: il suo sguardo trasuda riprovazione.
Ma oramai il nostro problema e' la fame: stremato Memo si abbatte sull'asfalto, da fermo, rompendo pure una leva...
Ci indicano un ristorante senza troppe pretese. Quando arriviamo li ci dicono sconsolati che, data l'ora, potranno solo servirci arrosti e affettati... La laconica cameriera slava non capisce l'euforia che ci pervade!
Usciamo dopo un po', felici, satolli, sguardo un po' ebete. E' un po' tardi per il programma pomeridiano che avevo in mente, e decidiamo quindi di rimanere in zona, andando alla scoperta della Valle del Giovenco.





Prendiamo un sentiero nei pressi di Ovindoli, saliamo un po', svalichiamo ed ecco la vallata. Solo che non e' come me l'aspettavo. Tentiamo di percorrerla ma c'è qualcosa che non va: quando la strada si interrompe nel vuoto, e davanti noi solo elicotteri e Canadair, realizzo che la Serra di Celano dovrebbe essere a destra, non a sinistra.

Il GPS nella mia testa subisce un doloroso riposizionamento , e torniamo sui nostri passi. Facciamo qualche altro tentativo di trovare la direzione giusta, durante i quali Andrea fa la conoscenza di alcuni simpatici pastori abruzzesi (quelli con 4 gambe e denti aguzzi). Il tutto ovviamente senza tirare fuori le cartine dallo zaino, sarebbe troppo facile...!
Alla fine realizzo che era proprio sbagliata la direzione di partenza, ma e' tardi per rimediare. Lasciamo l'altopiano per uno sterrato che lambisce i campi da sci di Ovindoli e scende verso Forme. Quando la breccia lascia il posto ad un ruvido acciottolato flottante mi rendo conto che al mondo che qualcosa di meglio delle sospensioni dell'Alpetta.
Torniamo sull'asfalto a Forme, e quando il sole comincia ad abbassarsi facciamo una sosta archeologica ad Alba Fucens. Mentre Claudio resta a riposarsi alla vista delle rovine della polis romana, noi saliamo sulla collina a visitare la chiesa di S. Pietro, dove Memo viene arpionato dal vecchio custode che gli snocciola lentamente tutta la storia del complesso, ed i significati arcani dei graffiti tracciati sulle pareti dagli involontari ospiti della chiesa, un tempo adibita a carcere di importanti prigionieri.


Quando riusciamo a rimetterci in moto scendiamo per un sentierino a perpendicolo fino a Magliano dei Marsi, e di li fino a casa.
Da un po' di tempo pero' Andrea andava lamentandosi di improvvisi temporanei indurimenti dello sterzo, che all'arrivo sono aumentati fino a diventare inceppamenti che richiedono uno strappo deciso del manubrio per sbloccarsi. La diagnosi e semplice: un cuscinetto di sterzo e' andato. Alla sera del Sabato non e' neanche pensabile una sostituzione, ed e' troppo pericoloso usare la moto in queste condizioni. Al povero Ciccio non resta per il giorno dopo che la prospettiva di occuparsi delle faccende domestiche presso la mia famiglia. Il che non e' necessariamente meno impegnativo di una mulattiera... !
![[Occhiolino] ;)](./images/smilies/icon_wink.gif)
Ci consoliamo andandocene tutti a cena in una simpatica pizzeria nella vicina Tagliacozzo. Caso vuole che passeggiando per le antiche vie della cittadina ci si imbatta in un numero insolitamente elevato di belle e appariscenti figliole: forse si deve essere sparsa erroneamente la voce che anche Squily fosse del gruppo! La presenza dei bambini mitiga le reazioni, ma percepisco che le bellezze dell'Abruzzo sono state apprezzate.
L'idea per la mattina successiva e' di percorrere almeno in parte il Sentiero Corradino, che passa proprio dalle mie parti.
Si tratta della via che si narra Corradino di Svevia abbia percorso con il suo esercito nel 1268, venendo da Roma, per andare a scontrarsi in una sanguinosa battaglia con le armate Angioine, venendo sconfitto e trovando di li a poco la morte, a soli sedici anni.
Si tratta di una storia che ancora desta emozioni, non foss'altro che per le speculazioni su quella che potrebbe essere stata la storia d'Italia se anziché i corrotti e oscurantisti Angioini avessero prevalso, e quindi regnato sul centro-sud, i colti e illuminati Svevi.
Sia come sia, ci mettiamo in moto salutando il povero sconsolato Andrea. Ci siamo scambiati le moto, e a me tocca l'Husky...!

Felice...

Perplesso...
Superiamo Scurcola Marsicana (a proposito, è li che io abito) e imbocchiamo uno sterrato che gira attorno alla montagna dove è abbarbicato il paese, e la piana alla nostra destra è proprio quella dove si è scornato Corradino.
L'Huskvarna naviga spedita e sicura su avvallamenti e canali della stradina, a differenza di quello che temo avvenga alla mia Alpetta nelle pazienti mani di Claudio. Ma quando arriva il brutto vigliaccamente la restituisco al proprietario: ognuno conosce le bestie sue...
Svoltiamo a sinistra, e dopo qualche rampa di pietre smosse che gli amici superano agevolmente si entra nel bosco. Qui c'è un bel tratto con discreta pendenza, la giusta quantita' di pietroni nel solco centrale, rami bassi per stimolare l'attenzione, e tornantini sinuosi per non farti essere troppo frettoloso. Insomma quello che io chiamo mula da meditazione, da gustare lentamente.
Un po' troppo lentamente, però: nuvolette di vapore che si alzano tra le fronde mi preavvisano del problema, un tornantino ha preso in trappola l'Husky, che inutilmente scarica la sua potenza nel fogliame mentre il radiatore bolle...
Niente di grave, una spinta e si riparte. Poco più in sù è Memo a sperimentare i limiti di trazione del Tricker, ma tutto si risolve e dopo un po' scolliniamo in una vallata soleggiata. Pero' mi pare di cogliere nei loro sguardi un lampo di lieve ostilità nei miei confronti. Boh, valla a capire la gente...!

Memo scatenato...

Un passaggio di Claudio in bello stile

Memo emerge dal fogliame

Arrivo ai Valloni
Dai Valloni raggiungiamo Poggio Filippo, placido paesino a quota 1000, e proseguiamo per la sommità della montagna che lo sovrasta. Man mano che si sale il percorso si fa più irto di pietroni affioranti.

Arrivati sulla cima la vista spazia dal Velino ai Piani Palentini, con in mezzo la piana del Fucino che si apre in lontananza. E si vede anche un esile sentierino che scende dal versante opposto: quello avrebbe dovuto essere il nostro itinerario, ma decidiamo che data l'ora e un po' di stanchezza che affiora e' piu' saggio tornare sui nostri passi e conservare un po' di energie per il (loro) viaggio di ritorno.
Non mancherà occasione...

Ridiscesi ai valloni curviamo per il borgo di Sorbo, e poi ancora giu' verso valle. Un'ultima sosta per onorare la Quercia di Donato, un maestoso albero del Duecento che ancora si erge possente a dispetto delle tante offese del tempo e degli uomini.


Pochi minuti ancora e siamo a casa.
Rivediamo Andrea che nella mattinata ha fatto shopping ed ora si destreggia ai fornelli. Mentre la pasta e' sul fuoco la mia signora si lascia tentare a provare il Tricker: nonostante lo sbatta per terra dopo 5 metri (tanto oramai c'e' abituato....) al ritorno da un giretto on/off road dichiara solennemente che quella e' la moto per lei. Staremo a vedere. C'è appena il tempo di mangiare qualcosa tutti insieme e caricare le moto, salutarci commossi, e Claudio, Memo e Andrea sono sulla strada del ritorno, per un viaggio che si rivelerà non meno impegnativo dell'andata.

Ero stato per tutto il tempo timoroso, per la mia scarsa esperienza dei luoghi, di non saper offrire una adeguata scelta e organizzazione del giro. Ma gli amici sono stati molto pazienti, e dicono di non aver dubbi su dove si svolgerà il prossimo motoraduno...
ANTEFATTO
Approfitto di questo post (quando si dice la pigrizia...) per pubblicare anche le foto di un giro fatte qualche mese prima al parco eolico con Federico (mucchiaranomoto, un giorno capirò che significa...). Anche quella volta era nostra intenzione completare il giro del Sirente ma non ce ne fu il tempo.

L'imbocco delle Gole di Celano

Questo guado a Settembre non c'era più...






Uno strano santuario...

...perso nel vento.


Il ritorno
Alla prossima!