E’ domenica, quella domenica fatidica della motomaialata.
Ore 7, suona la sveglia, mi affaccio al balcone e vengo investito da pioggia battente.
Ma come? Le previsioni erano di bel tempo!
Telefono a Nino M. e lo becco mentre si fa la barba. Che dici? … Aspettiamo come si evolve la giornata. Ci sentiamo più tardi.

Dagli amici del moto club di Bova arrivano segnali positivi: lì il tempo è buono.
Intanto si fanno le otto e smette di piovere ma i nuvoloni in cielo non ne vogliono sapere di abbandonare l’orizzonte.
Ci sentiamo con Pino e anche lui mi convince ad andare.
Si decide di partire!
Arriviamo all’appuntamento per ultimi, giusto il tempo di fare l’iscrizione,
pagare il ristorante e preparare la fotocamera per la solita inquadratura di gruppo:
una trentina di enduro e una decina di quad.
Niente male, considerato come ha avuto inizio la giornata.

Un evento nell’evento
Una giornata storica quella di oggi per l’enduro reggino:
due grandi gruppi affiancati fraternamente in questa moto cavalcata,
quello dei Cavalieri di San Giorgio e l’Awanagain Team
(di entrambi si è parlato ampiamente in alcuni reports di questo forum).
Il primo vede fra le sue fila Nino M., Antonello (acasile), Paolone e Antonio (totoxr),
l’altro è guidato da Rocco, Gennarone e tanti altri.
Fa piacere vedere assieme tanta bella gente unita dalla comune passione per l’enduro.
Inoltre, da citare la presenza di Orazio, il Mago di Scilla,
campione di scooter (o come si dice… non so bene).
Perché questo soprannome? E’ un mago non solo nella guida degli scooter ma anche (soprattutto) come meccanico.
Per la prima volta lo vedrò su un enduro? Macché!
A me è riservato un altro destino per oggi.
E come non sottolineare la presenza straordinaria di Cesare, il mio Maestro-Trialista,
col suo fiammante Montesa Cota,
e il grande Enzo, quaddista di fama, che sul Yamaha nero è da poco rientrato,
col suo gruppo, da un’escursione ai 2800 m sull’Etna.
Il Grande Capo (chi è il Capo? Ma Nino M., ovviamente!) sin da subito forma tre gruppi:
moto stradali, enduristi e quad su percorsi differenti.
I primi percorreranno la statale 106 fino a Bova Marina,
saliranno a Bova Superiore e si fermeranno per un aperitivo a Motta
prima di rientrare a Mortara per pranzo.
Gli enduristi sono guidati da Nino e affrontano da subito
un tratto very hard: Cùrduma dopo la pioggia!
Ne avranno per oltre un’ora con cadute, scivoloni e spinte.
Assieme a Pino, Cesare e Paolone ci vengono affidati i quad
e seguiamo la tratta Pellaro Case Martino attraversando Pantano.
Niente di impegnativo!

La Sagra dei Quad
In effetti, forse avrei dovuto inserire questo report in una sezione diversa:
foto di quad per un’escursione di quad.
Mezzi veloci e divertenti, mezzi potenti come trattori, maneggevoli come go-kart.
Tante tipologie: dall’utility al cross, da brand affermati
come Polaris e Yamaha a quelli meno conosciuti come Derbi.
Attrezzati di tutto, argano, portapacchi, gancio e cavo da traino in acciaio
(che useremo per l’occasione).



Percorriamo la carreggiabile sabbiosa ad andatura turistica.
Dietro di me i piloti delle 4 ruote suonano per farmi accelerare ma,
trattandosi di una strada solitamente attraversata da mezzi agricoli,
preferisco non rischiare.
Oltretutto il fondo non offre molta aderenza e ci sono delle profonde impronte che,
talvolta, rendono il procedere insidioso.

Le difficoltà del percorso hard sono tali per cui salta il primo appuntamento.
I quaddisti fremono: non vogliono aspettare.
Nell’attesa faccio due chiacchiere con Francesco: abbiamo un amico in comune, Eros, da poco papà di Simone (tanti auguri al piccolo!)
ma in quest’occasione viaggia con gli enduristi a bordo del suo KTM 450.
Francesco gira col suo quad sportivo motorizzato Honda 400
con le marce: un mezzo divertente.
Si scambia qualche parola con Cesare.
Stavolta ha lasciato da parte il suo vecchio Fantic 300:
ha rotto l’alberino della messa in moto e
credo che sarà molto difficile recuperare il ricambio
(chiederò ad Angelo Farina).
Colgo l’occasione per provare il Montesa:
quest’idea mi stuzzicava da quando Claudio ha attrezzato la sua con sella e serbatoio supplementare.
Le difficoltà nel metterla in moto (non ci sono riuscito!), il cambio con la rapportatura corta,
la mancanza di targa, fanale posteriore, frecce e di omologazione biposto
non me la fanno proprio prendere in considerazione come un possibile acquisto:
sono per le dual!
Però per giocarci è davvero divertente:
si riescono a tenere dei surplace incredibili e ha una leggerezza che…
tornando a guidare l’Alp mi sembrava di stare su una Harley!
Dopo venti minuti non riesco più a trattenerli e segnalo a Nino il successivo appuntamento.
Ma salta pure il secondo: loro sono ancora alle prese con cento metri d’inferno (Nino che aveva la telecamerina è caduto e l’ha rotta!).
I miei compagni di viaggio continuano a fremere e, dopo neanche dieci minuti dalla seconda attesa, si decide di continuare.


Quad allo Scariglione
A questo punto proseguiamo secondo programma:
da Serro di Pittari ci avviamo verso lo Scariglione e lì, in corrispondenza di un’ampia pianura,
provo nuovamente a rallentare il gruppo per permettere agli enduristi di raggiungerci.
Telefono a Nino per avere notizie del suo gruppo. Niente!
Un quarto d’ora di giostra e dai quaddisti comincia il pressing per procedere.
Direzione Mantena e San Luca di Fossato.
Tutto fila liscio ma degli amici enduristi nessuna notizia:
le comunicazioni sono interrotte (ci troviamo in una zona scoperta dalla rete).


Primo imprevisto: batteria kaput!
Arriviamo a Marcelluzzo abbastanza freschi e senza problemi tecnici.
Abbandoniamo la strada e ci infiliamo sotto il ponte della provinciale:
seguiamo il Torrente San Pietro fino a Montebello Jonico.
Una discesa lieve, ampia e rilassante con fondo sabbioso e una traccia appena delineata
sul fondo di ghiaia fine.
Nell’ultimo tratto del torrente guadiamo diverse volte con acqua
sufficiente a spruzzare dappertutto al nostro passaggio.
Tutto fila liscio fino a Maddo ma, risalendo verso Nord-Est,
lungo un tratto abbastanza impegnativo va in black-out la batteria di un quad,
proprio in corrispondenza di un ripido e scivoloso salitone.
Stop di un quarto d’ora per diagnosticare il danno e una decina di minuti per agganciare il mezzo
ad un grosso e potente Polaris 4X4 fino in pianura.
Poi vari tentativi per sistemare il tutto grazie all’intervento tecnico di Filippo.


Rispetto alla tabella di marcia, viaggiamo con un’ora di ritardo alla partenza,
un’altra ora si è accumulata fra le tre soste d’attesa dell’altro gruppo e il problema elettrico al quad.
In parole povere siamo veramente in ritardo.
Riusciamo a contattare telefonicamente l’altro gruppo che, intanto,
è arrivato a Chorio di San Lorenzo via Fossato
(sentivamo in lontananza il rumore dei quattro tempi rimbombare nella vallata).
Ci diamo appuntamento per le 13 a Pentidattilo.


Il guaio di questo quad (un piccolo Derbi) è che se non ha la batteria in ordine non va.
Non basta metterlo in moto.
Si preleva, quindi la batteria da un mezzo che, invece,
era in grado di restare acceso anche senza di questa e si riparte.
Dopo qualche centinaio di metri, un curvone in contropendenza
con fondo sdrucciolevole per i sassi smossi, mette a dura prova il pilota del Dominator:
che manico ragazzi!
Riuscire a stare in piedi su quesa carraia non è da tutti con quel mezzo e, soprattutto,
procedere in salita con quelle gomme semi stradali
sarebbe stato un incubo se avessi guidato io la vecchia Honda.
Speravo che avremmo incrociato gli enduristi a Monte Bosso ma non c’è stato verso:
quando la sorte dice no è no!
Così, senza neanche fermarci all’incrocio scendiamo verso valle seguendo la carrareccia che punta,
con stretti tornanti, verso il Mar Jonio.
La pioggia recente rende il fondo ottimo: niente polvere!
Oltre Punta d’Aranci riesco a riprendere la prima posizione e segnalo al gruppo
la deviazione per scendere nel letto della Fiumara di Annà.


Secondo imprevisto: gomma kaput!
Nella fiumara percorriamo alcuni chilometri di ghiaietta grigia con numerosi pietroni
caduti dalle rocce circostanti.
Le traiettorie sono abbastanza fluide, forse troppo,
tant’ é che i piloti delle 4 ruote si sbizzarriscono in controsterzi da far paura.
Forse l’eccessiva velocità fa perdere il controllo del mezzo ad uno di loro
che va a sbattere contro uno spuntone di roccia.
Si teme il peggio: la rottura di un semiasse o lo pneumatico squarciato.
Dopo un’attenta ispezione si scopre che si è semplicemente bucata la ruota:
una bella fortuna nella sfortuna!
Altra sosta forzata di mezz’ora.
Mentre si lavora per sistemare il tutto, con Pino ed un quad
saliamo in paese all’appuntamento con Nino.








All’ora X gli enduristi sono da tutt’altra parte!
Riscendiamo, perciò, alla fiumara per avvertire il gruppo alle prese con la riparazione della ruota del quad
ma non troviamo nessuno: le impronte portano a valle.
Hanno deciso di imboccare la SS 106 e rientrare a Mortara dall’asfalto.
Gira e rigida mancano 20 minuti alle 14.
Oltre a Pino, sono rimasti con noi altri 4 quad.
Si decide di by-passare un tratto difficile, dove sarebbe pericoloso per la carreggiata estremamente stretta,
e arriviamo in Contrada Monaca di Masella che sono le 14:
troppo tardi per proseguire lungo le carraie che avevamo previsto di percorrere!

Si è fatto tardi!
Scendiamo velocemente anche noi sulla SS 106 e raggiungiamo il ristorante che sono le 14:30.
Il gruppo delle moto stradali è già qui:
hanno viaggiato lungo la statale seguendo il giro previsto e si sono fermati a Motta San Giovanni
dove l’Amministrazione locale ha offerto un aperitivo. Il gruppo degli enduristi arriverà dopo una mezz’ora.
Nell’attesa si chiacchiera fra di noi dell’esperienza di oggi.
Una volta arrivati tutti ci sediamo a tavola
e il clima goliardico ci avvolge completamente facendoci dimenticare la stanchezza.
Gli enduristi cominciano a raccontare gli aneddoti più significativi di questa loro avventura.
Abbiamo tutti un grande appetito e, per fortuna, il cibo è all’altezza delle aspettative:
un ottimo antipasto a base di formaggi, sottoli e insaccati di maiale,
primo di pasta col ragù di maiale, per secondo tre tipi di carne a volontà,
insalata e patate a non finire per contorno con caffè e sorteggio di ricchi premi e cotillon.
Usciamo dal ristorante che sono le 16 passate. Il tempo di lavare le moto e alle 17, col buio, rientriamo a casa.

Un brindisi agli assenti.
Conclusione
Che dire di quest’uscita? Quando si è in tanti l’andatura ne risente.
Ma non è la velocità in sé che rallenta, è che le attese diventano frequenti e prolungate,
specie se il gruppo non è unico.
Abbiamo percorso tanto asfalto lungo la statale per arrivare al ristorante a causa del ritardo accumulato.
Del giro che avevamo previsto siamo arrivati a completarne poco più di metà.
I quaddisti si sono lamentati della mancanza di tratti hard (scelti apposta per evitare incidenti e ritardi!)
e della bassa velocità di crociera (ero io avanti e tenevo, naturalmente, un’andatura turistica:
non volevo correre il rischio di scontri frontali coi mezzi agricoli).
Ho rischiato un paio di volte di essere buttato fuori dalla carreggiata durante gli spericolati sorpassi dei quad
(il sorpasso fra due moto è cosa ben più facile).
A quanto pare, gli enduristi si sono divertiti molto arrivando fino a Chorio di San Lorenzo
e rientrando dalla Fiumara di Valanidi (poco asfalto, tratti hard e pezzi veloci).

Riflessioni post-prandiali
Fra me e me: preferisco i giretti motoalpinistici con 3-4 amici affiatati e spuntino in trattoria o con panino volante e un bicchiere di vino,
tanto sterrato ad andatura costante, fermate fotografiche e un’infinità di chiacchiere. Roba da vecchi?
D’altra parte, come mancare ad una manifestazione del genere?