
Giacomo su un pianoro panoramico
Nel V secolo a. C., Empedocle di Agrigento sosteneva
che all’origine della vita ci fossero quattro elementi:
aria (la dea Era), acqua (Nesti), terra (Edoneo) e fuoco (il grande Zeus, dio supremo).
L’escursione motoalpinistica di domenica scorsa
contiene tutti e quattro questi elementi,
con tutte le variazioni sul tema possibili e immaginabili.
Aria tersa e pulitissima in un freddo cielo invernale,
aria impolverata dalle sgommate delle moto che erano avanti.
Acqua piovana fitta e penetrante a fine giornata,
acqua trasformata in grandine a bassa quota e in neve oltre i mille metri di altitudine.
Terra e fango nelle pozze che attraversavamo e in cui il quad è rimasto risucchiato
(poi con un po’ di corda e la spinta di un paio di amici ne è venuto fuori).
E il fuoco, quella della camera di combustione dei nostri motori a scoppio,
ci ha accompagnato fedele per tutto il tragitto senza crearci problemi.
Un giro, insomma, con tutti gli ingredienti necessari per fare di una giornata qualsiasi
“quella giornata”
da non dimenticare facilmente.

E per una volta non seguiremo l’ordine cronologico ma una via estemporanea,
frutto più del pensiero libero, spinto dai ricordi e dalle emozioni
che ci hanno accompagnato per un’intera giornata.
Perché se è vero che il giro comincia dalla partenza insieme
è anche più vero che ha inizio prima, molto prima,
quando progetti sulla cartina il sentiero da seguire,
specie quando è la prima volta che percorri quella via.

Pino ed io mentre ci godiamo il panorama sul Mar Jonio
Questa domenica abbiamo cercato di “chiudere il cerchio”.
Abbiamo, cioè, completato un percorso che, solitamente,
finivamo immettendoci sulla strada asfaltata.
Con tanta pazienza si è riusciti a individuare delle linee immaginarie da seguire e,
facendo riferimento alle carte IGM,
si è riusciti a trovare delle vie percorribili alternative alla lunga provinciale.

Da dx: Tino, Eros ed io su un sentiero innevato
La nevicata ci ha trovati in salita, dopo la sosta per il pranzo (panini al sacco!),
lungo una carreggiabile che avevamo sempre attraversato
in periodi in cui il tempo era sempre stato clemente con noi.
Oggi no! Comincia la nevicata a bassa quota con intensità tale che dopo mezz’ora
ci siamo ritrovati la pista tutta bianca.
Per fortuna l’aderenza era ancora ottima per la qualità soffice.
Ben diverso, invece, su un tratto di strada asfaltata, all’andata,
quando su neve ghiacciata il nostro Eros (ktm450) ha preso un brutto scivolone.

Antonio ed io nel pomeriggio innevato
Intorno alle 11 eravamo nel bosco in piena azione su una pista che sembrava fatta apposta per il bob:
curvoni sopraelevati con appoggio interno.
I più smaliziati sgassavano da matti, quelli più tranquilli
(“quello” sarebbe il caso di dire) cercavano di reggersi in piedi poggiando gli stivali
ad ogni sobbalzo dovuto al superamento di pietrone lungo la carraia.

Ma si può avere un cavalletto in legno? Ebbene si! La Honda lo propone fra gli innumerevoli optional e si può scegliere anche il tipo di legno: rovere, abete, pino o ulivo.
Il buio ci ha colti all’improvviso verso le 16 proprio mentre eravamo nei pressi di Pietra Salvo
con 5 cm di neve fresca fra i tasselli e, a dire dei miei compagni,
un freddo cane
(ricordate sempre che l’endurista non cambia look: estate o inverno è vestito sempre allo stesso modo!)
mentre io con una bella maglia interna di lana a maniche lunghe, un grosso maglione,
due paia di guanti da giardinaggio, un pantalone di tuta di lana sotto quello da moto e la cerata sopra,
la ghiacca a vento, la sciarpa ed un K-way procedevo tranquillo godendomi il panorama.
Ah! dimenticavo la sciarpa e i mutandoni di lana alla zuava.
Lo strano è che a distanza di un’ora, nei pressi di Sant’Alessio,
mi è sembrato che il cielo si aprisse e fosse tornato nuovamente il pomeriggio
(o forse era il risultato del congelamento ai piedi per la pozza d’acqua
nella quale sembravo immerso scendendo di quota,
dopo che in alto aveva ricominciato a nevicare).
Nonostante tutto quel ben di dio di roba, come avete capito, anch’io ero bello e bagnato
(chiedo scusa per il “bello” ma è un modo di dire!).

Francesco col suo quad Honda
La colazione a sacco si è svolta in compagnia di uno strano animale nero:
un incrocio fra un cinghiale ed una scrofa, con tanto di punzonatura all’orecchio.
Pino lo trattava come un qualsiasi cucciolo di cane e l’”animale” ubbidiva ai richiami.
Ogni tanto Giacomo gli lanciava pezzi di companatico, mai quando si avvicinava troppo!

Giacomo ed eros durante una breve pausa nel percorrere un sentiero innevato
Un budello in mezzo ai monti.
Una catena che si intrecciava lungo l’asse Nord-Sud e oriente-occidente, e noi in mezzo,
alla ricerca del sentiero giusto per passare le creste dei monti.
Incroci vari, consulto la carta IGM e riesco a non sbagliare strada neanche una volta.
Effettivamente, oggi me la sono proprio meritata la nomina di “GPS” che ormai da tempo mi affibbiano gli amici.
Per giunta un bel tratto di sterrato, proprio lungo e impervio,
era la prima volta che lo percorrevo dopo una serie di lunghe esitazioni
che emergevano a mano a mano che osservavo il percorso su Google Earth.

Un rude uomo nel selvaggio Aspromonte
Il pezzo più bello quando abbiamo guadato il Torrente Zimbi e quello dell’Acone.
Molto interessante il passaggio fra i Timpi di Sansone.
Indimenticabile il panorama da Serro Stinco dopo aver attraversato,
con un certo timore reverenziale (a cause delle leggende di montagna) il Passo di Sava.
Come al solito, tutto questo non lo abbiamo fotografato perché troppo presi dalla bellezza del paesaggio.
Non so a voi, ma a me capita sempre così! E come se fossi in estasi.
Poi, quando mi risveglio, mi chiedo: ma perché non mi sono fermato?
Sarà per la prossima volta, così ho un buon motivo per ritornarci!

Il gruppo fra le rocce
Ovili recintati e animali allo stato brado sopra la Fiumara Ciancio:
mucche e buoi per strada osservavano tranquilli il nostro passaggio.
Cavalli al galoppo sui piani del Vaccarizzo,
Pecore a decine fra i massi vivi dove in alto si inerpicavano caprette grigie nella zona della Forgia.
Pochi insetti, a dire il vero. Troppo freddo per loro!
Qualche cane di troppo mi ha inseguito azzannandomi lo stivale nella zona di Monte Mannoti.
Anche questo è motoalpinismo (gli enduristi corrono troppo veloci per “correre” questo rischio!).

Ogni tanto un po' di relax per sgranchire le gambe e sentire l'odore dei monti
Passeggiare sulla neve con la pressione delle gomme (quasi lisce) a 0.4 (dietro) e 0.6 (avanti),
i piedi a fare da sci d’appoggio: il vantaggio della sella bassa!
Tenere le marce alta per ridurre ulteriormente la poca potenza (13 CV) del motore.
Non frenare mai e sentire il posteriore che se ne va ad ogni scalata.
Accompagnare la moto aiutandola con lo zappetting in salita cercando la neve fresca,
coi fiocchi aderenti, lontano dai binari di chi ti ha preceduto.

All'accampamento: Pino e lo strano animale
Poca sete, poco sudore: tempo freddo e aria pulita, aria profumata di resina sotto le pinete,
di terra umida sotto i lecci, di legno appena tagliato passando per i boschi di faggi segati di fresco.
Odore di sterco di vacca sopra le “boasse” (detto alla bresciana),
odore d’acqua fresca (si! l’acqua fresca ha un particolare odore, non lo avevate notato?),
di motore (di chi ti precede!), di cavalli e di stalle,
di bracieri accesi davanti alle porte delle vecchie case di campagna nei borghi ormai abitati solo da vecchi.

La nostra transumanza invernale
Partenza in sette alle 9 dal solito rondò (anche un quad ed un CRF 250 da cross!),
alle 12 alla Fontana dell’Abete ci lasciano Eros, Francesco e Tino.
Rimaniamo privi della Guardia di Finanza, dell’industriale del mobile e del chirurgo.
Ce la faranno i nostri eroi a continuare da soli?
Prudentemente ci avviciniamo nell’area sconosciuta, dove qualche mese fa, con Pino ed Eros,
avevamo tentato una prima perlustrazione per raggiungere una zona adiacente al passaggio
che oggi ci prefiggiamo di superare per “chiudere il cerchio”.
Siamo un po’ in tensione.
Non conosciamo la strada e su Google Earth, il giorno prima,
avevo dato un’occhiata che non mi aveva convinto del tutto per dei punti ostici e poco chiari,
dove finiva un sentiero e l’altro ricominciava ad una distanza di un migliaio di “feets”.
Ci preoccupa l’attraversamento di un paese che, di solito,
è pieno di ragazzi per strada dagli atteggiamenti “non proprio amichevoli”!
Procediamo in gruppo compatto serrando i ranghi ad una velocità di crociera
che si avvicina probabilmente ai 3-4 Km/h, forse meno.
Siamo sotto pressione in discesa.
Tornanti che si susseguono uno dopo l’altro lambendo casolari che sembrano abbandonati
(ma forse non lo sono).
Sento occhi che mi puntano
(e non credo che è la mia paranoia, so di essere in un posto “particolare”),
so che devo fermarmi se qualcuno mi ferma e devo salutare con rispetto togliendomi subito il casco
(anche per farmi riconoscere) se incrocio gente.
Siamo pronti ad aspettare il passaggio di qualche gregge
che pascola liberamente nella zona e ad ogni curva
temo di trovarmi di fronte qualche ostacolo che “non desidero”…

Finalmente in cima
Tutto liscio. Siamo in paese. Mai visto tanto vuoto.
Solo un ragazzo ai bordi della strada e, qualche centinaio di metri oltre,
altri due ragazzi nei pressi di una macchina.
Ci stiamo avvicinando allo svincolo che ci porterà di nuovo su una via selvaggia,
lontano dal paese e dall’asfalto,
su una carraia verso Sud-Est, in direzione di Monte dell’Argiata.
Ma so che dovremo affrontare alcuni guadi e mi preoccupo per la piena…

Nel bosco è quasi sera
Niente di impossibile!
Andiamo avanti risalendo il versante orientale della catena di monti
oltre la quale abbiamo intenzione di fermarci a fare il nostro meritato spuntino.
Ma ancora siamo in “zona sconosciuta”!
Proseguiamo seguendo le tracce che la carta IGM ha segnato sulla mia memoria…
e tutto fila liscio… come l’olio.

Giacomo a riposo
La partenza è sempre un momento particolare di una escursione in montagna.
Ci si rivede dopo una settimana, con qualcuno anche da un mese,
si raccontano brevemente i momenti salienti di ciò che è capitato,
ci si raccomanda di non esagerare col gas e ci si avvia.
Come al solito (è capitato anche alla “due giorni di Serra San Bruno”)
ci si perde proprio all’inizio… ma non vuol dire che si continuerà così, anzi!
Fissiamo di ritrovarci nella piazzetta di Villa San Giuseppe
e sul sagrato della chiesa qualcuno “dimostra molta maturità per i suoi 15 anni”
(come ha sentenziato Giacomo!).

Crossista e motoalpinista: il primo può sicuramente fare il secondo ma non viceversa (almeno per me!)
In discesa con la nevicata in corso
e il manto d’asfalto scivoloso per i suoi 5 cm di neve
sembra molto più pericoloso che sullo sterrato.
Le auto sorpassano spruzzando il bianco che arriva fino alla visiera,
oscurando momentaneamente la visuale.
Gli occhiali appannati non aiutano e decido di toglierli (tanto sono ipermetrope!).
Fa freddo ma sono ben protetto.
Temo la pioggia che arriverà fra breve a infilarsi fin dentro i calzoni e gli stivali.
Ma quest’acqua vorrà dire che siamo scesi di quota
e ci avviciniamo a casa dove ci aspetta una doccia calda e il tepore dei termosifoni.
Percorro gli ultimi chilometri da solo:
Pino e Antonio sono scappati in cerca di riparo,
veloci verso casa e, d’altra parte, non sarebbe servito a niente aspettarmi.
Il mio motore sputacchia.
Credo sia ingolfato a furia di camminare con le marce alte sotto coppia.
Anche il rifornimento non lo ha aiutato: sarà entrato qualche fiocco di neve nel serbatoio.
Ogni tanto do qualche bel colpo di acceleratore mentre sono a folle e la fluidità viene meno.
Insisto ogni tanto fino a che, bontà sua,
l’Alpetta continua a fare finalmente il suo dovere lasciandomi abbandonare
quel bel po’ di adrenalina che avevo liberato per paura di restare per strada
(sotto l’acqua e da solo non è il massimo).

La zona "difficile"
Telefono a mia figlia per avvertirla che sono vicino casa, non quella in città ma quella in montagna.
“Ma come?! E’ già buio e il tempo è brutto.
In quel momento ho avuto la sensazione,
per la prima volta nella mia vita,
che fosse lei la mamma ed io il figlio birbantello e scapestrato.
Brutto segno!
Assomiglia molto ai tipici segnali della vecchiaia…
regressione dell’anziano e assunzione del ruolo adulto da parte della prole,
come da manuale!

Questa si che è una motomaialata!
“Corona con le viti allentate, catena lenta e leva del cambio quasi svitata completamente”.
E’ il resoconto sul controllo effettuato sul KTM da Pino al suo rientro a casa.
“Fango, tanto da non poter accompagnare mia figlia a scuola lunedì mattina”,
per il resto si accende al primo colpo e non scarbura più come il giorno prima.
“Tino è rientrato in orario?”
chiedo a Daniela in banca, mentre aspetto il mio turno allo sportello.
Mi fa cenno di si tra il serio e il faceto (!?!?).
Giacomo mi telefona per vedere le foto.
Ho intenzione di raccoglierle tutte su una pen drive,
quelle che lo riguardano negli ultimi due anni.
Eros sarà a casa con il piccolo Simone…
meglio non disturbare, specie se dorme
(lo fa raramente, a quanto ci racconta il neo-papà, purtroppo per lui).

Fra le rocce impestate!
Il siculo Empedocle, 2500 anni fa potrebbe essere considerato il primo motoalpinista della storia?
Probabilmente no!
Ancora non era stata inventata la motocicletta e sicuramente non ne possedeva una.
Certamente, però, condivideva con noi e con la filosofia jonica l'idea del divenire,
del continuo e incessante mutamento delle cose e delle persone.
E’ uno dei concetti più rilevanti del pensiero motoalpinistico:
l’armonia universale e il nostro integrarci nel tempo coerentemente con le leggi della natura,
compatibilmente alle regole del divenire umano nel corso della storia
(l’accettazione della tecnologia e il rispetto degli altri enti presenti nell’universo: persone e cose).

Sul sentiero assolato
Al solito bar, dove ci fermiamo per il solito caffè,
prendo un latte macchiato (ho bisogno di calore!)
e saluto Fabio.
Con l’arrivo della neve attaccherà la bici al chiodo per qualche mese,
anche perché in paese è la stagione turistica e di lavoro tra l’albergo e il ristorante ce n’è.
Dietro il bancone Pietro mi porge la mia tazza fumante
e chiacchieriamo dei quad che ha acquistato con l’intenzione di organizzare gite guidate,
una buona idea!
E’ arrivato il momento di uscire allo scoperto:
fuori ci sono 2 gradi
e, se fosse per me,
me ne andrei direttamente a dormire al calduccio su in albergo (ma non ditelo in giro agli amici!).

Ancora un'immagine della "zona difficile"
Appena arriva Pino al rondò, vedo dietro di lui una moto da cross.
Non è possibile!
Dovremo fare oltre un centinaio di chilometri, di cui una parte consistente su asfalto,
in zona spesso strategiche per i posti di blocco in montagna,
e ci portiamo dietro una moto senza targa?
La giornata comincia proprio male!
Meglio non “infuocare la posta” e lasciar cadere la cosa:
ognuno è responsabile per sé.
Speriamo che vada per il verso giusto
ma mi riprometto che la prossima volta che organizzerò un giro del genere
non accetterò che si aggreghino persone che abbiano il mezzo irregolare (almeno luci e targa!).
Ora godiamoci la domenica…

Alterniamo il motoalpinismo allo sci: un mix veramente gustoso!
…perché con la neve che ha fatto comincerò sul serio la stagione sciistica e allora…
la prossima uscita in moto…
chissà a quando…