attraversato quella che, a seconda delle fonti, e' la piu' grande lecceta del
Mediterraneo, o la seconda d'Europa, o la prima, o addirittura l'unica. Non so
chi abbia ragione, certo e' che e' davvero grande. I boschi del Sulcis non hanno
lo stesso fascino di quelli del nuorese, dove sopravvivono esemplari di leccio
giganteschi che quaggiu' sono stati tutti tagliati nel corso dell'800, o di
alcuni lembi di foresta primaria che sono sopravvissuti in alcuni posti remoti e
isolati, ma basta la loro vastita' ad incutere un certo rispetto nel
visitatore. Le foto non bastano a rendere l'atmosfera che si respira a
percorrere le strade immerse in questi boschi:

Custoditi dagli alberi, ci sono testimonianze di un passato lontano:


Resti di terme romane, che facevano parte di un insediamento militare a
protezione dell'unica via che attraversava il Sulcis e conduceva a Karalis
(Cagliari). Non lontano da qui si trova anche l'Arcu de Su Schisorgiu (arco del
tesoro), cosi' detto perche' qui e' stato trovato un deposito di bronzetti
nuragici:


Saliti in quota facciamo un altro incontro: la peonia, "rosa 'e monte", simbolo
della Sardegna, splendido fiore che si puo' trovare in quota (quota in senso
relativo, qui siamo quasi in cima a un monte che sfiora i 1000 metri ed e' tra i
piu' alti della zona):



Il panorama dalla cima e' impressionante. Le foto non rendono giustizia, anche
perche', come l'ultima volta, ho dimenticato la macchina fotografica e ho dovuto
usare il tablet, che e' una ben misera alternativa:




Nell'ultima foto si intravedono anche un paio di puntini che sono le nostre
moto. La strada per la vetta e' sbarrata, costringendoci a una piccola camminata
per gli ultimi metri.
Alla fine lasciamo i monti e i boschi e scendiamo verso il mare, attraversando
paesaggi meno selvaggi ma non privi di fascino:

Poco prima di arrivare qui abbiamo avuto un incontro che temevo da sempre:
quello con la pozza di Stanlio e Ollio (vedi la fine del filmato)...
Quando la vedo, la riconosco subito. Mi fermo, aspetto che Giotty mi
raggiunga. Lo guardo con espressione interrogativa; probabilmente vorra'
rinunciare, la sua Transalp non e' leggera ne' maneggevole e forse vorra'
evitare la prova. Ma non sembra cosi' intimorito. OK, si va'. Sulla sinistra
c'e' un passaggio molto stretto, ma i rovi da un lato e il terreno fangoso
inclinato verso il centro della pozza gli danno un aspetto traditore. Decido
cosi' di attraversarla dritto di fronte a me. Appena entrato sembra tutto a
posto ma, verso il centro della pozza, mi sento sprofondare. Non riesco a
valutare quanto, ma poi Giotty mi dira' che ha visto il posteriore immergersi
completamente. Be', per fortuna non e' sprofondato cosi' malamente
l'anteriore. La ruota trova quel minimo di trazione che mi permette di uscire,
seppure in modo un po' avventuroso. Mi fermo pochi metri piu' avanti, mezzo
intraversato e in una nuvola di vapore. Vediamo se vuole ancora tentare o
tornare indietro. Il vigliaccone decide di provare ma seguendo un'altra
traiettoria. Ripulisce un po' il passaggio che avevo scartato e poi passa,
bagnando appena i pneumatici. Purtroppo non c'e' documentazione fotografica del
passaggio e bisogna accontentarsi di questa foto fatta a inizio giro, di un
guado neanche minimamente paragonabile:

Da qui raggiungiamo in breve l'asfalto, non senza aver rovesciato il Transalp
facendo inversione in un tratto in pendenza. La necessita' di tornare indietro
e' stata il frutto di un errore da principianti nella lettura della mappa, per
fortuna notato dopo pochi metri. Come si diceva un bel po' di anni fa con un
amico, perdersi in montagna e' facile, ma per incasinarsi davvero come iene ci
vogliono le mappe. Per fortuna i danni sono limitatissimi, qualche graffio e uno
specchietto piegato, rimesso a posto con le buone maniere.
A questo punto resterebbe solo un noiosissimo trasferimento fino a casa, pero' i
primi 10-15 km sono una serie continua di curve occasionalmente intervallate da
un accenno di rettilineo, tra l'azzurro del cielo, il grigio-rosa dei graniti,
le sfumature di verde della macchia mediterranea che in primavera e' un delirio
di fioriture, prima fra tutte il giallo della ginestra, con i relativi
profumi. Traffico praticamente inesistente. Anche se e' solo asfalto, un
percorso cosi' ti mette in pace col mondo. E poi si torna alla civilta'...