Primavera
Primavera
Sabato sulla neve, domenica in primavera: è questa la bellezza dell’Aspromonte, un luogo dove il tempo e la natura variano in pochissimo spazio e a distanza di poche ore.
Dopo una bella ciaspolata di 500 metri di dislivello con un caldo imbarazzante, eccoci con Pino ad affrontare, di nuovo insieme, le piste della costa jonica in un caleidoscopio di colori.
Quando esco con Cesare, grande trialista dalla profonda cultura contadina, le passeggiate con lui diventano una scoperta continua: imparo a conoscere i fiori, le piante, gli alberi e tutto, finalmente, ha un nome. Oggi, con Pino, la condivisa cultura urbana (anche se lui è nato e risiede in montagna) mi hanno fatto “dimenticare” la denominazione di tutti quegli elementi della natura che ho chiamato con un nome. E’ stato come se fossi un bambino immerso in una giostra di colori e di odori: la nostra primavera in campagna!
Ma andiamo per ordine. Partenza a orario decente, dopo aver fatto la spesa al supermercato (io) e passeggiato la cagnetta (Pino) e ottemperato ai nostri doveri familiari, finalmente ci vediamo alle 9.30. Destinazione: il caldo. Come se non fosse bastato il sole accecante di ieri in montagna!
Trotterellando arriviamo fino ai piedi di Pentidattilo e risaliamo la fiumara per poi immetterci in una ripida salita che arriva in cresta alla catena di monti che divide due fiumare. E via, si parte verso monte, sul ripido.
La mia gomma posteriore semiliscia non mi tradisce, riesco a superare senza troppe difficoltà i terreni scivolosi caricando un po’ di più il posteriore e mi aiuto zampettando. Pino ha due gomme nuove e sale che è una meraviglia.
La premessa del giro di oggi, dopo la faticaccia di ieri sulla neve, è stata che avremmo passeggiato e sostato a lungo per fotografare: finalmente! Col gruppo dei soliti enduristi è praticamente impossibile star loro dietro, figurarsi le soste fotografiche.
La bella e panoramica carreggiabile ci fa salire in un punto dove riusciamo a vedere il roccione di Pentidattilo e, più in là, ci fermiamo ancora perché non possiamo rinunciare alla vista dell’Etna. Nonostante li vediamo spesso, continuiamo a rimanere stupiti per la loro bellezza!
Ogni tanto la carreggiabile stringe e perde aderenza. Poco male, in fondo è questo il divertimento. Anche se siamo partiti intenzionati a passeggiare, il maltempo invernale ci costringe a superare grandi buche sul terreno e canaloni trasversali formati dalla pioggia abbondante.
Le nostre moto vanno su che è un piacere. Il rombo dei motori è leggero, disturba poco. Percepiamo il rumore del vento nel casco e, ogni tanto, ci fermiamo per sentire meglio il profumo della zagara.
Dietro un curvone stretto Pino si ferma di colpo. E’ avanti e mi preoccupo non poco vedendolo in lontananza scendere dalla moto e togliersi il casco. La visione che ci offre la collina di fronte è quanto mai di meglio due vagabondi come noi si possano aspettare in una giornata come queste: colori su colori e l’arancio sullo sfondo del prato verde spicca da abbagliare! Ma i colori non finiscono qui: anche il bianco dei fiorellini, sullo sfondo policromo ha un suo motivo di esistere.
Arriviamo su un ponte in legno che non sembra particolarmente affidabile. Scendiamo e ci accertiamo della sua tenuta. Procediamo con tranquillità, ormai si è fatta l’una e l’appetito comincia a sentirsi. Pino ha un’idea: andiamo a pranzare da Ugo, al suo agriturismo sulla fiumara. Ottima idea, proviamo a telefonare ma niente, il cellulare non prende. L’unica è presentarci lì e sperare che l’amicizia possa bastare a farci ospitare.
In non più di mezz’ora attraversiamo la Contrada Barone e non pensiamo neanche minimamente di affrontare il guado della Fiumara dell’Amendolea: troppa acqua che arriva dallo scongelamento della neve a monte. Brutti e sporchi attraversiamo il ponte sul fiume in piena e arriviamo all’agriturismo “il Bergamotto”.
La moglie di Ugo ci accoglie sempre con grande gentilezza e ci fa preparare un tavolo. Finalmente ci si riposa un po’ fra qualche chiacchiera. Dopo l’antipasto locale a base di... tutto, riusciamo a mala pena a finire la pasta fatta in casa ma passiamo sul secondo. Il vino è un compagno che non può mai mancare quando esco con Pino (ieri eravamo troppo lontano dal centro abitato e ha dovuto rinunciare!).
Un brindisi agli amici di Motortrip e si ricomincia il giro verso la strada che ci riporterà a casa. Ormai sono le tre passate e decidiamo di ripercorrere una carreggiabile che arriva ad un promontorio su Condofuri, quindi ci facciamo una ventina di chilometri di asfalto sulla statale 106.
A Mortara mi fermo a lavare la moto: domattina non posso presentarmi a scuola “infangato”, già le mie allieve ci scherzano su abbastanza!
Un’altra giornata in moto. Un piacevole ripercorrere sterrate nel mite profumo dei fiori in una primavera che sta per entrare nel pieno della sua maturità. E’ bello continuare a gironzolare su due ruote anche se il tempo ci fa ridimensionare le difficoltà da superare. Ormai... c’è poco da aspettarsi da un nonno!
Buon Motortrip a tutti e... alla prossima!