per "colpa" della MULTIUSO avevo trascurato parecchio la fida bike ma un vero signore dell'harem deve dosare il suo amore verso tutte le mogli e così dedico questo primo giorno del week-end alla prima uscita dopo diversi mesi
sento uno dei compari di sempre (lo zoccolo duro è composto da tre amici che da anni si frequentano nel nome del bici alpinismo cementando una fortissima amicizia ed empatia) e decidiamo di andare a festeggiare la riapertura della stagione in liguria
la meta la decidiamo strada facendo, così aprendo la cartina durante il viaggio ci torna in mente una bellissima località nei pressi di Arenzano: Ponte Negrone
ci siamo già stati una volta raggiungendola dal passo Gava da nord, questa volta vorremmo provare da sud passando sempre dal Gava
partiamo da Arenzano accolti da una severa salita - ce l'aspettavamo ma a me che non pedalavo "seriamente" da novembre è parsa più dura di quanto mi ricordassi, inoltre non mi funziona l'ultimo rapporto da 36 denti... ma la voglia di pedalare e il piacere della compagnia mi permette di superare le difficoltà iniziali

quindi eccoci al passo Gava pronti a puntare verso la cima dell'Argentea da dove avremmo iniziato la discesa vero il Ponte Negrone

il fondo dal passo è particolarmente umido anche a causa delle nuvole basse

incrociamo diversi crosi, per noi gente di pianura quasi inaspettati in liguria che conosciamo più arida di come ci si presenta oggi (poi tornerò sull'argomento acqua, non prima di lasciarvi un attimo per andare a berne un sorso ora!)

paolo conte cantava che per noi il sole è un lampo sul parabreez, forse esagerava ma pure trovare questa neve a pochissimi km in linea d'aria da Arenzano a metà aprile ha un sapore magico!




prima sessione di portage, senza il quale quasi non c'è gusto a fare bici alpinismo (in mezzo al telaio dovreste riconoscere la sagoma del mio compare in azione)

noi s'arriva da laggiù, da sempre un certo piacere vedere da lontano la strada da cui si proviene

uno scorcio del litorale - il sole lo si era prenotato ma senza specificare che ci saremmo trovati leggermente a ridosso di Arenzano con il risultato che là c'era la gente in spiaggia e noi bardati come a novembre

mi piace credere di riuscire ad ascoltare gli alberi: questo mi ha voluto ricordare che a volte la vita è dura ma rimane comunque un bel passatempo cercare di viverla

raggiungiamo il Riparo Fasciun

poco dopo altra sessione di portage, questa volta un pò più scenico

da qui scatto un pò meno foto e con passo calmo ma deciso raggiungiamo il gau dell'omu cominciando a pensare di essere a fare un bel giro di trekking ma in compagnia delle bici (da un pò stare in sella e attività sporadica...)

i ricordi della volta precedente erano certo più orientati alla ciclabilità, per quanto tecnica ma a noi piacciono le discese difficili piuttosto che quelle da turisti o downhiller alla ricerca della velocità: noi ricerchiamo il delicato gioco tra equilibrio, tecnica e gioco freno-copertone-cado-non-cado. Verifichiamo diverse volte la cartina (no gps che toglie piacere all'avventura, semmai a giro fatto a me piace vedere la traccia registrata ma non seguirne una mentre faccio una gita). C'è un dedalo di sentieri variamente indicati (al momento siamo su quello contrassegnato con una stella, scopriremo dopo che era quella del nostro destino...) mentre la nostra IGC è certamente più avara di informazioni

bei passaggi!

siamo in ballo da diverse ore, non ce l'aspettavamo e l'impegno fisico ci ha portato a consumare quasi tutta l'acqua a nostra disposizione; i crosi ci dissetano almeno gli occhi

la discesa è particolarmente ripida e pur volendo stare in sella ogni volta che è possibile la natura del terreno ci sottopone a prove non banali rese magiche dalla sovraesposizione di questo scatto

nei paraggi del campo del lago tina ci illudiamo che il peggio sia passato

mentre da qui avendo abbandonato il segnavia "stella del destino" per una più sintetica sbarleccata bianca di circa 15cm con l'illusione di andare a recuperare il sentiero più evidente riportato sulla nostra IGC, inizia una lotta senza frontiere con la natura che nel tempo si è impossessata di quello che una volta era un sentiero ripidissimo. Abbiamo spaccato rami per farci strada, investito del titolo di "machete" il nostro coltellino MULTIUSO (ah che bel nome!) per liberarci dai rovi. Tanto che verso le 18.00 stavamo ipotizzando di lasciare le bici per cavarcela a piedi; saremmo tornati l'indomani per recuperarle... una lumaca all'imbocco di questa scorciatoia per l'inferno aveva cercato di avvisarci ma noi testoni non le abbiamo dato retta fidandoci della nostra cartina

non ho fatto foto se non questa che però credete non rende l'idea!

solo verso le 19.00 ritroviamo la nostra buona stella e riusciamo a riprendere con certezza la direzione verso Arenzano; siamo assetati come beduini! ovviamente al Ponte Negrone non ci siamo arrivati questa volta...

per pura ironia, appena raggiunta una strada asfaltata sento dei "colleghi" avvicinarsi in sella a due moto da trial, mi avvicinano e dopo aver spento il motore ci chiedono informazioni stradali! a noi due che abbiamo lottato per quasi nove ore di cui per almeno la metà non sapevamo più dove fossimo...
poco prima delle otto di sera abbiamo fatto ricco un forno finendo tutte le teglie di focacce ancora invendute e bevendo birre menabrea in bottiglie da 66cc alla volta!
domenica altra uscita in Ossola, alpe Onzo ma s'è fatta una certa quindi posterò un'altra volta!