Ore 02.00 A.M., domenica 30 luglio. Il Faga ed il sottoscritto sono seduti, o più esattamente accasciati, sopra un masso dolomitico ad uso aiuola spartitraffico in un incrocio alla periferia di Aviano, Friuli Venezia Giulia. Poco discoste, le snelle sagome di 2 enduro di razza come la Honda XR400 e la Yamaha XT600 sono violentate da serbatoi tondeggianti come damigiane, bisacce laterali legate alla meno peggio sulla sella e sui fianchetti, improbabili fari aggiuntivi sul manubrio.
Siamo stanchissimi, le palpebre si chiudono sugli occhi, abbiamo perso la strada giusta, il GPS è scarico, in lontananza potenti fulmini saettano nell'oscurità promettendo violenti temporali e, come ciliegina sulla torta, ci accosta la pattuglia dei carabinieri: “tutto bene? Ci sono problemi?” Ci dicono.
Rispondo “si,si, tutto bene!” con la convinzione di un bambino pescato con le classiche mani nella marmellata; deformazione professionale del motociclista sempre fuori regola, mentalmente già sudo freddo ripassando tutti i possibili capi di imputazione: targa, assicurazione e revisione ci sono, ovviamente, ma sono 48 ore che non controllo se la fanaleria posteriore funziona ancora … e i fari aggiuntivi sono a norma? Hm mm … e le frecce che sulla mia moto non ci sono mai state, ma vallo a spiegare ai caramba? Per non parlare dei reggi borse non certo omologati al TUV (auto prodotti in garage con trapano e seghetto).
Ma il Faga prende in mano la situazione come solo lui sa fare:
F.:“ Si, si, tutto bene, ci riposiamo un po' poi ripartiamo alla ricerca della traccia ...”
Caramba: “che traccia? Da dove venite?
F.:” siamo scesi dal Piancavallo, la strada non finiva più, il GPS si era spento e ci siamo persi, comunque siamo partiti da Trento …”
Caramba: “da Trento ?!?!? ma quando siete partiti?
F.:”venerdì pomeriggio, giusto Alves?”
Caramba: “venerdì?!?!?! State guidando da venerdì?”
F.:”si, si, è la Trento Trieste in fuoristrada, per le montagne, Asiago, Grappa, dobbiamo arrivare all'alba a Spilimbergo per la colazione, poi a Redipuglia per mezzogiorno, poi Slovenia, Trieste ...”
ovviamente il Faga ha parlato all'incirca 20 volte tanto agli stupefatti caramba, ma ci sarebbe voluta una stenografa degli anni che furono oppure un registratore per documentare il suo eloquio torrenziale; d'altronde se c'è un motivo per cui me lo porto dietro sono proprio queste situazioni, non sa navigare, non fa il meccanico quando serve, va più lento di me … ma ad intortare le persone non lo batte nessuno!
L'occhiata che si scambiano i 2 carabinieri è inequivocabilmente da tradurre così:”senti, questi sono 2 deficienti totali, se ci mettiamo a fargli le pulci Dio solo sa cosa potrebbe saltare fuori, magari sono pure drogati, ci vanno via delle ore, il turno è quasi finito, andiamo via e non abbiamo visto nulla, nemmeno lo mettiamo nel verbale, questo incontro non è mai avvenuto … OK?”
”OK”, risponde con lo sguardo il collega.
E con un augurio di buona strada la volante se ne va: questo il momento più carico di pathos di tutta la mia Harditaroad da Marshall.
VOLONTARI CERCASI
Ma come siamo finiti su quella aiuola avianese?
Inizia tutto molti mesi prima sul gruppo WhatsApp Over 300 Moto GP, dove l'amico Korrado chiedeva volontari per dare una mano come marshall alla seconda edizione della Harditaroad; un minuto dopo, quella sagoma del mio amico si dava disponibile sapendo solo vagamente di cosa si trattasse … e dato che, come cantava il Bennato “lui è il Gatto ed io la Volpe, siamo in società” io, andandogli dietro, dichiaravo che se partecipava il Faga non potevo esimermi dall'offrire il mio contributo … ed eccoci così belli che arruolati, in assoluta incoscienza!
Ma cos'è questa Harditaroad?
Una di quelle manifestazioni nate sulla scia della famosa HAT, la HardAlpiTour, la maratona notturna sulle Alpi Occidentali che si tiene dal 2011, talmente di successo da far nascere addirittura una nuova, si fa per dire, disciplina fuoristradistica, l'Adventouring, interessando perfino la FMI con tanto di sito dedicato:
“Da sempre la moto è strumento per esprimere la voglia di libertà e conoscenza propria della natura umana. Con la moto si alimenta il sogno del viaggio, dell’incontro, della scoperta. Se poi si ha a disposizione una moto adventure gli spazi si dilatano. Guidare immersi nella natura, è un’esperienza unica, un privilegio per chi ha voluto arrivare lì.
Questo è l’Adventouring, quel modo particolare ed unico di andare in moto verso l’esplorazione di luoghi non facilmente accessibili, naturali ed autentici, con un occhio anche alla loro storia e tradizione. Un misto di guida, turismo, natura ed avventura dai valori eccezionali, per chi vuole rigenerare corpo e spirito.”
Accidenti, è da quando ho 16 anni che pratico adventouring e non lo sapevo! Nessuno è profeta in patria. Scherzi a parte, la definizione soprastante calza a pennello con il mio modo di intendere l'andare in fuoristrada; ben venga l'adventouring, allora.
2 pazzi, Walter e Gerry, appassionati di enduro anni 80, del MC Arditi del Piave si prendono la croce di organizzare un evento adventouring nel Triveneto, nelle regioni forse più ostili al fuoristrada di tutta la penisola; nome bruttissimo in un inglese maccheronico che fa attorcigliare la lingua, Harditaroad, ma idea geniale il sottotitolo, Trento – Trieste. Unire le città irredente da un percorso in off road attraverso i luoghi significativi della Grande Guerra: campi di battaglia, fortezze, sacrari militari, aeroporti; questo nel mezzo delle rutilanti celebrazioni del centenario della guerra: biglietto da visita irresistibile per tutti gli interessati, siano i partecipanti, le amministrazioni, gli enti ,ecc.. Tanto di cappello.
Nel 2016 la prima edizione, un 30 partecipanti, già scortati dal gruppo dei Magnasassi, capitanati da Corrado, enduristi veneti amanti dei giri a largo respiro.
PREPARATIVI
Per lunghi mesi tutto tace, Corrado si fa sentire di rado, l'unica cosa che sappiamo è che io ed il Faga faremo squadra assieme e probabilmente ci verrà assegnato da controllare il tratto Treviso Trieste, la seconda tappa.
Finalmente con l'arrivo dell'estate le acque si muovono, in quel di Thiene le riunioni si susseguiranno febbrilmente con cadenza settimanale; conosceremo Walter e Gerry, si divideranno i compiti, si daranno le disposizioni a noi marshall. Spesso l'attesa di un qualcosa è essa stessa un piacere; l'ignoto, le aspettative su quel che sarà, sono emozionanti più del momento in cui si fanno reali; ne è prova sentire Walter descriverci il percorso: i magnasassi sono più o meno tutti vicentini, finché si parla di punti sensibili nelle nostre zone del Veneto occidentale il nostro atteggiamento può essere di sufficienza, sappiamo di che si tratta, vabbè dai … ma poi Walter ci parla di luoghi del Veneto orientale e del Friuli, che pure conosciamo, chi non è stato nel Tagliamento, nelle grave del Cellina, del Piave? Ma lui si dilunga sul tal guado, che al momento non è altro che una serie di coordinate geografiche sul GPS, si, bisogna stare attenti, quello è lungo ma basso, ma poi ce n'è uno stretto e profondo, occorrerà fare assistenza, di sicuro qualcuno con le moto grosse avrà problemi … e così un insignificante passaggio fluviale in una sterrata nella campagna friulana assurge a mito, temuto e desiderato al tempo stesso; in piccolo, certamente, ma proviamo le stesse sensazioni che pilotoni ben più titolati di noi vivevano nei bivacchi all'ombra delle fotoelettriche nelle vuote lande africane, ai bei tempi eroici delle prime Paris – Dakar.
E' opportuno ora descrivere l'evento nella sua struttura; intanto le caratteristiche simili a tante altre manifestazioni di Adventouring: il percorso è misto asfalto e sterrato, solitamente quest'ultimo non particolarmente difficile tecnicamente; il giro non è segnato sul terreno (sarebbe talaltro impossibile, data la lunghezza) ma ai partecipanti viene consegnata una traccia GPS da seguire,con i vari WP (way point) sensibili, ristori, distributori, controlli di passaggio, ecc.; i partecipanti viaggiano a squadre di 3, per aiutarsi a vicenda; si guida di notte sopratutto, perché è più avventuroso e perché si rompe meno le scatole agli altri utenti della montagna che poco amano le motociclette; ci sono i marshall, che fanno da apripista, chiudi pista (scopa), presidiano punti sensibili, assistono e controllano i partecipanti quando serve.
Di diverso dalle altre manifestazioni simili c'è la lunghezza e la durata: 900 km spalmati dal venerdì pomeriggio alla domenica pomeriggio, con pausa imposta solo al sabato pomeriggio, per dormire. Si parla quindi di non dormire per 2 notti di seguito, sforzo non indifferente … ma Thierry Sabine, inventore della Paris-Dakar, nume tutelare di tutti i fuoristradisti avventurosi, cosa avrebbe detto? C'est l'Afrique!
Il Gatto e la Volpe, alias Stanlio e Olio, alias Gianni e Pinotto, al secolo Alves e Luca, diventano la Squadra n° 4, affiancati per il solo venerdì da Fabio. Nostro compito presidiare una serie di punti sensibili fino al passaggio della scopa, per poi spostarsi verso il punto successivo; nell'ordine il bivio hard/soft a Carbonare, un cancello a Enego, il bivio hard/soft sul torrente Stizzon, il bivio guado hard a Belluno.
Chiarissimo, ma noi 2 abbiamo un grosso problema: non sappiamo che moto usare! Per il Faga indecisione tra la replica Tenerè 660 Marathon, affascinante ed assolutamente in tema con lo spirito della Harditaroad, oppure con la più ordinaria XT600 2KF, anche se nobilitata da un necessario serbatoio maggiorato Acerbis? Ma anche il suo TT 350 sarebbe una valida scelta alternativa …
per me il dilemma è tra la muscolosa Elefant 750 Lucky Explorer Special “by Me”, comoda sulle lunghe distanze, ma affaticante in off road impegnativo, oppure la piccola Honda XR400, leggera, semplice ed affidabile meccanicamente, ma con scarsa attitudine ad essere caricata di bagagli, povera di CV e dalla ridicola velocità di crociera? E fortuna che il regolamento vieta le racing e le moto a 2T, sennò potevo baloccarmi con alternative ancora più stravaganti! Il nostro PozzoGP, meccanico D.O.C. Della Harditaroad e capo delle scope nicchiava, al sentire la mia idea riguardo alla XR, “ 1200 km sul 400? hm mm ...”. Avrei ascoltato i saggi consigli del MeccaGuru o avrei sfidato la sorte e gli Dei della Meccanica usando la piccola 400?
Non lascerò il lettore nell'incertezza, quindi sappiate che alla fine opteremo per le moto meno appariscenti ma più di sostanza: XT600 per il mio compagno, XR400 per me, in allestimento da raid: serbatoio Acerbis 22 Lt, rapporti allungati, telai reggi borse laterali “By Me”, fanaleria aggiuntiva e alimentazione GPS derivando una presa dall'impianto elettrico.
VENERDI' 28 LUGLIO, ORE 15.00 - BRIEFING
3 baldi diversamente giovani scendono dal valico della Fricca verso Trento: Fabio viaggia leggero sul suo K 690, tanto stanotte rientrerà a casa per matrimonio (non il suo!), noialtri 2 carichi come somari. Bastano le vibrazioni di 70 km di strade di montagna a farci arrivare a Trento con le chiappe doloranti: ottimo viatico per i successivi 1.000 km!

Con una insegna così non si può non fermarsi!
I 2 Arditi della Trento Trieste, Walter e Gerry, hanno un debole per gli aeroporti, la logistica dell'evento si appoggia al “Caproni” di Trento per la partenza ed al Campo Jonathan per la pausa di sabato pomeriggio. Divento matto a cercare lo svincolo giusto (non male come inizio di una corsa dove si deve navigare!) poi vedo un Suzuki DR con bisacce arancioni: non può essere che Lui, il Ciaccia, il giornalista di MF, e ci accodiamo fino sotto l'arco gonfiabile di partenza. Facciamo calorosi saluti al Ciaccio, ma lui sembra distratto, quasi non ci riconoscesse, forse è ancora incazzato con me per il pacco che gli tirai al motorally della Laguna nel 2010, o forse è solo lessato dal caldo intollerabile che c'è in loco; ovunque c'è cemento ed asfalto, con temperature dai 50° al sole ai 40° all'ombra, sfido che i neuroni si sciolgono. Parcheggiamo sotto l'arco per fare la foto, ma subito arriva Gerry a cazziarci perché le moto vanno nel parco chiuso; dopo averci fatto lo stesso discorso che avrà già fatto a 50 persone gli diciamo che siamo marshall, e cordialmente ci manda a cagare!
Partenza.
Mi aspettavano una atmosfera più effervescente, ma evidentemente il caldo ha spento gli ardori di tutti; ci sono già tanti piloti, alcuni bivaccano nei pochi scampoli di ombra disponibili, altri sono impegnati con la forchetta nel ristorante dell'aeroporto, altri ancora si affaccendano negli ultimi preparativi a mezzi ed attrezzature.
Il parco moto è lo stesso tipico di queste manifestazioni, una miscellanea di tutte le enduro dual degli ultimi 35-40 anni, dalla XT500 all'Africa Twin 1000, passando per Tenerè, Supertenerè, XT, TT, XL, XR, Ktm LC4 ed LC8, qualche Suzuki e qualche BMW (ma non GS 1200, una HP a parte). Poi c'è la distinzione fra moto visivamente perfette, magari pure anziane, ed altre masticate da infinite avventure fuori stradali; infine, mezzi originalissimi, al più qualche accessorio after-market, contro elaborazioni estreme; fra queste ultime spicca la Guzzi V7 del dakariano Birbes, già vista su riviste di settore, ed anche i mezzi del Club Tenerè Italia lasciano il segno.
Peccato che il regolamento non permetta la partecipazione dei 2 tempi. Chiaramente le enduro racing da 250-300 cc ed oltre, recenti ed antiche, non avrebbe senso adoperarle in una maratona simile, ma e 125 enduro stradali degli anni 80, tipo le Aletta Rossa, le Arizona, le Tuareg ( e le loro rare sorelle maggiori di 200-250 cc), ci starebbero bene alla Harditaroad, con il loro fascino ed i loro estimatori.

Gruppo 4 presente!
Training autogeno pre-gara.
Cerchiamo Korrado ma non c'è, sta già presidiando il ristoro di malga Zolle (dove si arriverà fra 5 ore, ammazza che tempismo!) ma troviamo i nostri colleghi marshall in partenza da Trento: Isacco, che sarà di spalla al Ciaccia, con la sua WRF 250 è il marshall con la moto di cilindrata più piccola, le scope Pozzo, Cattelan, il Motopedico e Prandina, gli apripista Enrico e Roberto, a cui noi 3 ci aggreghiamo. Briefing tra addetti non ne facciamo , giusto 2 parole con Gerry, e noi del gruppo 4 partiamo con gli apripista. Di frotne a noi la traccia T1 da percorre: la easy TN - asiago 98 km, la completa “hard” TN- asiago 138km.
VENERDI' 28 LUGLIO, ORE 16.00 – GO!
Finalmente abbandoniamo la fornace tridentina per l'altopiano della Vigolana; siamo forti, siamo fighi, siamo marshall, bruciamo l'asfalto ed anche il primo bivio asfalto-sterrato, gli apripista in piena foga tirano dritto! Piccola correzione di rotta e siamo nei boschi sulle pendici settentrionali del Becco di Filadonna, a salire verso il valico della Fricca. Sono le classiche sterrate delle nostre zone, strade boschive dal fondo solitamente duro e compatto, ma con una spolverata di ghiaino sopra, ed ogni tanto qualche spuntone trancia gomme; sono percorsi facili, ma comunque da prestarci attenzione perché se gli si da troppa confidenza fare un dritto nel sottobosco od arare il terreno con moto (e pilota annesso) è un istante.
Da bravi marshall adottiamo una guida consona al nostro status, ossia acceleriamo a “buso”, stracciandoci i guanti dalla foga adoperata, senza guardare in faccia a nessuno! Ovviamente scherzo, saliamo si con buon ritmo, ma con un occhio di riguardo ai tanti escursionisti che incontriamo; anche se è venerdì pomeriggio, molti sono a zonzo per i boschi, d'altronde è fine luglio, le varie malghe, baite, rifugi che intercettiamo sono affollati di avventori. Ammirevole che la Harditaroad sia risuscita da avere i permessi per queste zone, peccato solo che i camminatori non lo sappiano; molti ci faranno capire esplicitamente il loro disappunto al nostro passaggio, forse sarebbe stato il caso di fermarsi a spiegare la situazione, ma i camminatori erano troppi … magari dei cartelli di avviso sarebbero stati opportuni, ma chiaramente il problema logistico di sistemarli in ogni sterrata non è cosa da poco.
VENERDI' 28 LUGLIO, ORE 17.00 – CHECK POINT CARBONARE
Lesti arriviamo al bivio da presidiare; gli apripista proseguono verso lo sterrato, noi 3 ci apprestiamo all'opera: moto in vista, gilet d'ordinanza, modulo per il controllo del passaggio. Fabio, con piglio da vero manager, gestisce la registrazione dei numeri dei concorrenti; Il Faga recita il ritornello “di qui tratto hard, esposto, da fare con attenzione, di là by pass facile”; io coordino: siamo la metafore dell'Italia, uno lavora e 2 stanno a guardare! Spassosissimo poi quando ci vedono piloti che non centrano nulla col la manifestazione, in transito sulla affollata strada da e per Folgaria: tutti rallentano, tra il curioso ed il preoccupato, temendo probabilmente il solito posto di blocco delle Forze dell'Ordine!
Ben presto arrivano i nostri veri clienti, i partecipanti alla TN-TS; i primi si fanno vedere ben prima di quanto ci aspettavamo, anche perché molti guidano le grosse 750-1.000 cc: questa è gente che il gas lo eroga con generosità, altroché! E qui, secondo me, c'è il grosso errore di fondo commesso da tutti gli organizzatori di questi eventi adventouring; essi, fin dall'inizio, hanno limitato la partecipazione a moto oltre 150 kg (più o meno), o solo a 4 tempi, o solo fino ad un determinato anno, o combinazioni di queste regole, col chiaro intento di escludere le moderne moto da enduro racing, a 2 e 4 T, i loro 110-115 kg e 50 cv alla ruota, e sopratutto i loro piloti, considerati degli smanettoni sconsiderati, usi da ogni intemperanza sui percorsi sterrati, mentre i piloti di grosse enduro turistiche dovrebbero essere più posati ed inclini alla guida contemplativa e poco appariscente: che madornale errore!!
che guidino l'ultima Africa Twin 1000 nuova di fabbrica, oppure una vecchia Supertenerè 750 pistolata che neppure Petheransel l'aveva così, che abbiamo una vecchia Honda XL 600 che cade a pezzi oppure un BMW boxer 2 valvole talmente originale che non sfigurerebbe in un museo ...ci sono piloti che, con questo fritto misto di enduro degli ultimi 40 anni, viaggiano in fuoristrada a livelli che probabilmente nemmeno gli stessi costruttori delle moto avrebbero pensato fosse possibile! L'uomo cerca la sfida, prima di tutto con se stesso, e tra il guidare una perfetta enduro anni '10 (2010 …) che tutto perdona anche al più incapace, e portare al limite un vecchio cancello anni '80, beh, non sono poi così pochi quelli che scelgono la seconda strada.

In servizio.
Equamente divisi tra gruppo di testa, gruppone centrale e coda passano quasi tutti; dei primi ho già detto, poi arrivano quelli che viaggiano spediti ma senza strafare, infine i più lenti, vuoi per i mezzi, per la capacità, per qualche difficoltà di navigazione: per tutti il morale è alto, pochissimi non fanno il tratto hard.
Ecco che arriva il Pozzo con le scope, possiamo comunicare l'avvenuto passaggio e chiudere il C.P. (Check Point).
VENERDI' 28 LUGLIO, ORE 18.30 – CONFINE VENETO TRENTINO
Voglioso di correre, il gruppo 4 si lancia sulle piste attorno al forte Cherle; il famigerato hard è un restringimento per frana della carreggiabile, ridotta ad una traccia larga un metro abbondante, dal fondo perfetto, veramente nulla di che. Seguono km e km di sterrate nelle abetaie di valle Orsara, interrotte solo da fastidiosi cancelli da aprire e chiudere. Qui sento che è il mio momento, la continua successione di curve e brevi rettilinei vanifica la potenza delle moto di ben più grossa cilindrata dei miei colleghi marshall; in questo terreno a me congeniale posso attaccare, prendere il comando e staccare il gruppo … e così sarà, arrivando all'asfalto con minuti di vantaggio sui miei avversari! Ho tirato un pò, per togliermi la polvere di dosso, insomma …

Hard.

Forature.
Sull'asfalto un paio di squadre sono ferme per forature, offriamo aiuto ma dicono di farcela, ed il gruppo 4 prosegue; le scope invece si fermeranno, il buon Cattelan dirà, con la sua grazia: “ cercavano di incollare la pezzetta sulla gomma, colla, strucca, colla, pezza … se non era per noi che gli davamo la camera i “xera” ancora là!”

Marshall in libera uscita.
Ma noi 3 ci mangiamo tutto il vantaggio accumulato fermandoci per un panino a passo Coe, sicché il Pozzo ci riprende e tutti insieme scendiamo per la sterrata del Rio Freddo. È casa nostra, ne conosciamo ogni singola curva, ma non ci annoia mia percorrerla; sulla via raccattiamo attrezzi e ricambi seminati da qualcuno, poi a malga Zolle ristoro quanto mai gradito offerto dal gruppo Alpini di Arsiero. Qualche riparazione in corso, scambi di opinioni, battute, ma poi siamo gelati dalla notizia che a valle c'è un ferito serio: le voci si rincorrono, infine si chiarisce che un pilota americano (!) è scivolato su asfalto, rompendosi un piede; prontamente soccorso da una macchina della organizzazione, è in trasferimento verso l'ospedale di Santorso; brutta storia, ma nulla di irreparabile, per fortuna.
Ristoro Alpino malga Zolle.

Integratori proteici ante litteram.

Parco chiuso Zolle.
Tubeless in panne; non ha manco una moto tubeless, ma il Faga va dire la sua.
In fondovalle i distributori di Arsiero e Cogollo sono intasati di partecipanti al rifornimento, per me ed il Faga non è un problema, con i nostri 20 lt, ma per lo striminzito serbatoio del K 690 di Fabio lo è; si decide di salire il Costo di Asiago, a Tresche Conca il distributore è libero e Fabio ne approfitta. Ora la traccia GPS ci condurrebbe per un breve anello in val di Gevano, nelle alture sopra Tresche Conca, per poi salire al Rifugio Alpino, percorrere le note sterrate verso il monte Corno e da esso scendere al Turcio e quindi al Golf Club, sede della cena: itinerari ben noti a noi vicentini, pertanto, non avendo compiti da svolgere, tagliamo questa parte, ma non dimentichiamo di passare a Cesuna al bar dalla Katia, dove il Pozzo paga da bere per il suo genetliaco: Gruppo 4, staffette scope, Korrado che finalmente ha chiuso il “ristorante alle Zolle”, tutti ci ritroviamo a festeggiare Pozzo; arrivano perfino i nostri amici Icio e Gian, che da ore girano per l'Altipiano sperando di incontrarci: una sagra estemporanea, insomma!