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HARDITAROAD 2017 – 3 GIORNI DA MARSHALL

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SuperHank
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HARDITAROAD 2017 – 3 GIORNI DA MARSHALL

Messaggio da SuperHank » ven 08 set, 2017 11:55 am

HARDITAROAD 2017 – 3 GIORNI DA MARSHALL

Ore 02.00 A.M., domenica 30 luglio. Il Faga ed il sottoscritto sono seduti, o più esattamente accasciati, sopra un masso dolomitico ad uso aiuola spartitraffico in un incrocio alla periferia di Aviano, Friuli Venezia Giulia. Poco discoste, le snelle sagome di 2 enduro di razza come la Honda XR400 e la Yamaha XT600 sono violentate da serbatoi tondeggianti come damigiane, bisacce laterali legate alla meno peggio sulla sella e sui fianchetti, improbabili fari aggiuntivi sul manubrio.
Siamo stanchissimi, le palpebre si chiudono sugli occhi, abbiamo perso la strada giusta, il GPS è scarico, in lontananza potenti fulmini saettano nell'oscurità promettendo violenti temporali e, come ciliegina sulla torta, ci accosta la pattuglia dei carabinieri: “tutto bene? Ci sono problemi?” Ci dicono.
Rispondo “si,si, tutto bene!” con la convinzione di un bambino pescato con le classiche mani nella marmellata; deformazione professionale del motociclista sempre fuori regola, mentalmente già sudo freddo ripassando tutti i possibili capi di imputazione: targa, assicurazione e revisione ci sono, ovviamente, ma sono 48 ore che non controllo se la fanaleria posteriore funziona ancora … e i fari aggiuntivi sono a norma? Hm mm … e le frecce che sulla mia moto non ci sono mai state, ma vallo a spiegare ai caramba? Per non parlare dei reggi borse non certo omologati al TUV (auto prodotti in garage con trapano e seghetto).
Ma il Faga prende in mano la situazione come solo lui sa fare:
F.:“ Si, si, tutto bene, ci riposiamo un po' poi ripartiamo alla ricerca della traccia ...”
Caramba: “che traccia? Da dove venite?
F.:” siamo scesi dal Piancavallo, la strada non finiva più, il GPS si era spento e ci siamo persi, comunque siamo partiti da Trento …”
Caramba: “da Trento ?!?!? ma quando siete partiti?
F.:”venerdì pomeriggio, giusto Alves?”
Caramba: “venerdì?!?!?! State guidando da venerdì?”
F.:”si, si, è la Trento Trieste in fuoristrada, per le montagne, Asiago, Grappa, dobbiamo arrivare all'alba a Spilimbergo per la colazione, poi a Redipuglia per mezzogiorno, poi Slovenia, Trieste ...”
ovviamente il Faga ha parlato all'incirca 20 volte tanto agli stupefatti caramba, ma ci sarebbe voluta una stenografa degli anni che furono oppure un registratore per documentare il suo eloquio torrenziale; d'altronde se c'è un motivo per cui me lo porto dietro sono proprio queste situazioni, non sa navigare, non fa il meccanico quando serve, va più lento di me … ma ad intortare le persone non lo batte nessuno!
L'occhiata che si scambiano i 2 carabinieri è inequivocabilmente da tradurre così:”senti, questi sono 2 deficienti totali, se ci mettiamo a fargli le pulci Dio solo sa cosa potrebbe saltare fuori, magari sono pure drogati, ci vanno via delle ore, il turno è quasi finito, andiamo via e non abbiamo visto nulla, nemmeno lo mettiamo nel verbale, questo incontro non è mai avvenuto … OK?”
”OK”, risponde con lo sguardo il collega.
E con un augurio di buona strada la volante se ne va: questo il momento più carico di pathos di tutta la mia Harditaroad da Marshall.

VOLONTARI CERCASI

Ma come siamo finiti su quella aiuola avianese?
Inizia tutto molti mesi prima sul gruppo WhatsApp Over 300 Moto GP, dove l'amico Korrado chiedeva volontari per dare una mano come marshall alla seconda edizione della Harditaroad; un minuto dopo, quella sagoma del mio amico si dava disponibile sapendo solo vagamente di cosa si trattasse … e dato che, come cantava il Bennato “lui è il Gatto ed io la Volpe, siamo in società” io, andandogli dietro, dichiaravo che se partecipava il Faga non potevo esimermi dall'offrire il mio contributo … ed eccoci così belli che arruolati, in assoluta incoscienza!
Ma cos'è questa Harditaroad?
Una di quelle manifestazioni nate sulla scia della famosa HAT, la HardAlpiTour, la maratona notturna sulle Alpi Occidentali che si tiene dal 2011, talmente di successo da far nascere addirittura una nuova, si fa per dire, disciplina fuoristradistica, l'Adventouring, interessando perfino la FMI con tanto di sito dedicato:
“Da sempre la moto è strumento per esprimere la voglia di libertà e conoscenza propria della natura umana.  Con la moto si alimenta il sogno del viaggio, dell’incontro, della scoperta. Se poi si ha a disposizione una moto adventure gli spazi si dilatano. Guidare immersi nella natura, è un’esperienza unica, un privilegio per chi ha voluto arrivare lì.
Questo è l’Adventouring, quel modo particolare ed unico di andare in moto verso l’esplorazione di luoghi non facilmente accessibili, naturali ed autentici, con un occhio anche alla loro storia e tradizione.  Un misto di guida, turismo, natura ed avventura dai valori eccezionali, per chi vuole rigenerare corpo e spirito.”
Accidenti, è da quando ho 16 anni che pratico adventouring e non lo sapevo! Nessuno è profeta in patria. Scherzi a parte, la definizione soprastante calza a pennello con il mio modo di intendere l'andare in fuoristrada; ben venga l'adventouring, allora.
2 pazzi, Walter e Gerry, appassionati di enduro anni 80, del MC Arditi del Piave si prendono la croce di organizzare un evento adventouring nel Triveneto, nelle regioni forse più ostili al fuoristrada di tutta la penisola; nome bruttissimo in un inglese maccheronico che fa attorcigliare la lingua, Harditaroad, ma idea geniale il sottotitolo, Trento – Trieste. Unire le città irredente da un percorso in off road attraverso i luoghi significativi della Grande Guerra: campi di battaglia, fortezze, sacrari militari, aeroporti; questo nel mezzo delle rutilanti celebrazioni del centenario della guerra: biglietto da visita irresistibile per tutti gli interessati, siano i partecipanti, le amministrazioni, gli enti ,ecc.. Tanto di cappello.
Nel 2016 la prima edizione, un 30 partecipanti, già scortati dal gruppo dei Magnasassi, capitanati da Corrado, enduristi veneti amanti dei giri a largo respiro.

PREPARATIVI

Per lunghi mesi tutto tace, Corrado si fa sentire di rado, l'unica cosa che sappiamo è che io ed il Faga faremo squadra assieme e probabilmente ci verrà assegnato da controllare il tratto Treviso Trieste, la seconda tappa.
Finalmente con l'arrivo dell'estate le acque si muovono, in quel di Thiene le riunioni si susseguiranno febbrilmente con cadenza settimanale; conosceremo Walter e Gerry, si divideranno i compiti, si daranno le disposizioni a noi marshall. Spesso l'attesa di un qualcosa è essa stessa un piacere; l'ignoto, le aspettative su quel che sarà, sono emozionanti più del momento in cui si fanno reali; ne è prova sentire Walter descriverci il percorso: i magnasassi sono più o meno tutti vicentini, finché si parla di punti sensibili nelle nostre zone del Veneto occidentale il nostro atteggiamento può essere di sufficienza, sappiamo di che si tratta, vabbè dai … ma poi Walter ci parla di luoghi del Veneto orientale e del Friuli, che pure conosciamo, chi non è stato nel Tagliamento, nelle grave del Cellina, del Piave? Ma lui si dilunga sul tal guado, che al momento non è altro che una serie di coordinate geografiche sul GPS, si, bisogna stare attenti, quello è lungo ma basso, ma poi ce n'è uno stretto e profondo, occorrerà fare assistenza, di sicuro qualcuno con le moto grosse avrà problemi … e così un insignificante passaggio fluviale in una sterrata nella campagna friulana assurge a mito, temuto e desiderato al tempo stesso; in piccolo, certamente, ma proviamo le stesse sensazioni che pilotoni ben più titolati di noi vivevano nei bivacchi all'ombra delle fotoelettriche nelle vuote lande africane, ai bei tempi eroici delle prime Paris – Dakar.
E' opportuno ora descrivere l'evento nella sua struttura; intanto le caratteristiche simili a tante altre manifestazioni di Adventouring: il percorso è misto asfalto e sterrato, solitamente quest'ultimo non particolarmente difficile tecnicamente; il giro non è segnato sul terreno (sarebbe talaltro impossibile, data la lunghezza) ma ai partecipanti viene consegnata una traccia GPS da seguire,con i vari WP (way point) sensibili, ristori, distributori, controlli di passaggio, ecc.; i partecipanti viaggiano a squadre di 3, per aiutarsi a vicenda; si guida di notte sopratutto, perché è più avventuroso e perché si rompe meno le scatole agli altri utenti della montagna che poco amano le motociclette; ci sono i marshall, che fanno da apripista, chiudi pista (scopa), presidiano punti sensibili, assistono e controllano i partecipanti quando serve.
Di diverso dalle altre manifestazioni simili c'è la lunghezza e la durata: 900 km spalmati dal venerdì pomeriggio alla domenica pomeriggio, con pausa imposta solo al sabato pomeriggio, per dormire. Si parla quindi di non dormire per 2 notti di seguito, sforzo non indifferente … ma Thierry Sabine, inventore della Paris-Dakar, nume tutelare di tutti i fuoristradisti avventurosi, cosa avrebbe detto? C'est l'Afrique!
Il Gatto e la Volpe, alias Stanlio e Olio, alias Gianni e Pinotto, al secolo Alves e Luca, diventano la Squadra n° 4, affiancati per il solo venerdì da Fabio. Nostro compito presidiare una serie di punti sensibili fino al passaggio della scopa, per poi spostarsi verso il punto successivo; nell'ordine il bivio hard/soft a Carbonare, un cancello a Enego, il bivio hard/soft sul torrente Stizzon, il bivio guado hard a Belluno.
Chiarissimo, ma noi 2 abbiamo un grosso problema: non sappiamo che moto usare! Per il Faga indecisione tra la replica Tenerè 660 Marathon, affascinante ed assolutamente in tema con lo spirito della Harditaroad, oppure con la più ordinaria XT600 2KF, anche se nobilitata da un necessario serbatoio maggiorato Acerbis? Ma anche il suo TT 350 sarebbe una valida scelta alternativa …
per me il dilemma è tra la muscolosa Elefant 750 Lucky Explorer Special “by Me”, comoda sulle lunghe distanze, ma affaticante in off road impegnativo, oppure la piccola Honda XR400, leggera, semplice ed affidabile meccanicamente, ma con scarsa attitudine ad essere caricata di bagagli, povera di CV e dalla ridicola velocità di crociera? E fortuna che il regolamento vieta le racing e le moto a 2T, sennò potevo baloccarmi con alternative ancora più stravaganti! Il nostro PozzoGP, meccanico D.O.C. Della Harditaroad e capo delle scope nicchiava, al sentire la mia idea riguardo alla XR, “ 1200 km sul 400? hm mm ...”. Avrei ascoltato i saggi consigli del MeccaGuru o avrei sfidato la sorte e gli Dei della Meccanica usando la piccola 400?
Non lascerò il lettore nell'incertezza, quindi sappiate che alla fine opteremo per le moto meno appariscenti ma più di sostanza: XT600 per il mio compagno, XR400 per me, in allestimento da raid: serbatoio Acerbis 22 Lt, rapporti allungati, telai reggi borse laterali “By Me”, fanaleria aggiuntiva e alimentazione GPS derivando una presa dall'impianto elettrico.

VENERDI' 28 LUGLIO, ORE 15.00 - BRIEFING

3 baldi diversamente giovani scendono dal valico della Fricca verso Trento: Fabio viaggia leggero sul suo K 690, tanto stanotte rientrerà a casa per matrimonio (non il suo!), noialtri 2 carichi come somari. Bastano le vibrazioni di 70 km di strade di montagna a farci arrivare a Trento con le chiappe doloranti: ottimo viatico per i successivi 1.000 km!

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Con una insegna così non si può non fermarsi!

I 2 Arditi della Trento Trieste, Walter e Gerry, hanno un debole per gli aeroporti, la logistica dell'evento si appoggia al “Caproni” di Trento per la partenza ed al Campo Jonathan per la pausa di sabato pomeriggio. Divento matto a cercare lo svincolo giusto (non male come inizio di una corsa dove si deve navigare!) poi vedo un Suzuki DR con bisacce arancioni: non può essere che Lui, il Ciaccia, il giornalista di MF, e ci accodiamo fino sotto l'arco gonfiabile di partenza. Facciamo calorosi saluti al Ciaccio, ma lui sembra distratto, quasi non ci riconoscesse, forse è ancora incazzato con me per il pacco che gli tirai al motorally della Laguna nel 2010, o forse è solo lessato dal caldo intollerabile che c'è in loco; ovunque c'è cemento ed asfalto, con temperature dai 50° al sole ai 40° all'ombra, sfido che i neuroni si sciolgono. Parcheggiamo sotto l'arco per fare la foto, ma subito arriva Gerry a cazziarci perché le moto vanno nel parco chiuso; dopo averci fatto lo stesso discorso che avrà già fatto a 50 persone gli diciamo che siamo marshall, e cordialmente ci manda a cagare!

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Partenza.

Mi aspettavano una atmosfera più effervescente, ma evidentemente il caldo ha spento gli ardori di tutti; ci sono già tanti piloti, alcuni bivaccano nei pochi scampoli di ombra disponibili, altri sono impegnati con la forchetta nel ristorante dell'aeroporto, altri ancora si affaccendano negli ultimi preparativi a mezzi ed attrezzature.
Il parco moto è lo stesso tipico di queste manifestazioni, una miscellanea di tutte le enduro dual degli ultimi 35-40 anni, dalla XT500 all'Africa Twin 1000, passando per Tenerè, Supertenerè, XT, TT, XL, XR, Ktm LC4 ed LC8, qualche Suzuki e qualche BMW (ma non GS 1200, una HP a parte). Poi c'è la distinzione fra moto visivamente perfette, magari pure anziane, ed altre masticate da infinite avventure fuori stradali; infine, mezzi originalissimi, al più qualche accessorio after-market, contro elaborazioni estreme; fra queste ultime spicca la Guzzi V7 del dakariano Birbes, già vista su riviste di settore, ed anche i mezzi del Club Tenerè Italia lasciano il segno.
Peccato che il regolamento non permetta la partecipazione dei 2 tempi. Chiaramente le enduro racing da 250-300 cc ed oltre, recenti ed antiche, non avrebbe senso adoperarle in una maratona simile, ma e 125 enduro stradali degli anni 80, tipo le Aletta Rossa, le Arizona, le Tuareg ( e le loro rare sorelle maggiori di 200-250 cc), ci starebbero bene alla Harditaroad, con il loro fascino ed i loro estimatori.

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Gruppo 4 presente!

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Training autogeno pre-gara.

Cerchiamo Korrado ma non c'è, sta già presidiando il ristoro di malga Zolle (dove si arriverà fra 5 ore, ammazza che tempismo!) ma troviamo i nostri colleghi marshall in partenza da Trento: Isacco, che sarà di spalla al Ciaccia, con la sua WRF 250 è il marshall con la moto di cilindrata più piccola, le scope Pozzo, Cattelan, il Motopedico e Prandina, gli apripista Enrico e Roberto, a cui noi 3 ci aggreghiamo. Briefing tra addetti non ne facciamo , giusto 2 parole con Gerry, e noi del gruppo 4 partiamo con gli apripista. Di frotne a noi la traccia T1 da percorre: la easy TN - asiago 98 km, la completa “hard” TN- asiago 138km.

VENERDI' 28 LUGLIO, ORE 16.00 – GO!

Finalmente abbandoniamo la fornace tridentina per l'altopiano della Vigolana; siamo forti, siamo fighi, siamo marshall, bruciamo l'asfalto ed anche il primo bivio asfalto-sterrato, gli apripista in piena foga tirano dritto! Piccola correzione di rotta e siamo nei boschi sulle pendici settentrionali del Becco di Filadonna, a salire verso il valico della Fricca. Sono le classiche sterrate delle nostre zone, strade boschive dal fondo solitamente duro e compatto, ma con una spolverata di ghiaino sopra, ed ogni tanto qualche spuntone trancia gomme; sono percorsi facili, ma comunque da prestarci attenzione perché se gli si da troppa confidenza fare un dritto nel sottobosco od arare il terreno con moto (e pilota annesso) è un istante.
Da bravi marshall adottiamo una guida consona al nostro status, ossia acceleriamo a “buso”, stracciandoci i guanti dalla foga adoperata, senza guardare in faccia a nessuno! Ovviamente scherzo, saliamo si con buon ritmo, ma con un occhio di riguardo ai tanti escursionisti che incontriamo; anche se è venerdì pomeriggio, molti sono a zonzo per i boschi, d'altronde è fine luglio, le varie malghe, baite, rifugi che intercettiamo sono affollati di avventori. Ammirevole che la Harditaroad sia risuscita da avere i permessi per queste zone, peccato solo che i camminatori non lo sappiano; molti ci faranno capire esplicitamente il loro disappunto al nostro passaggio, forse sarebbe stato il caso di fermarsi a spiegare la situazione, ma i camminatori erano troppi … magari dei cartelli di avviso sarebbero stati opportuni, ma chiaramente il problema logistico di sistemarli in ogni sterrata non è cosa da poco.

VENERDI' 28 LUGLIO, ORE 17.00 – CHECK POINT CARBONARE

Lesti arriviamo al bivio da presidiare; gli apripista proseguono verso lo sterrato, noi 3 ci apprestiamo all'opera: moto in vista, gilet d'ordinanza, modulo per il controllo del passaggio. Fabio, con piglio da vero manager, gestisce la registrazione dei numeri dei concorrenti; Il Faga recita il ritornello “di qui tratto hard, esposto, da fare con attenzione, di là by pass facile”; io coordino: siamo la metafore dell'Italia, uno lavora e 2 stanno a guardare! Spassosissimo poi quando ci vedono piloti che non centrano nulla col la manifestazione, in transito sulla affollata strada da e per Folgaria: tutti rallentano, tra il curioso ed il preoccupato, temendo probabilmente il solito posto di blocco delle Forze dell'Ordine!
Ben presto arrivano i nostri veri clienti, i partecipanti alla TN-TS; i primi si fanno vedere ben prima di quanto ci aspettavamo, anche perché molti guidano le grosse 750-1.000 cc: questa è gente che il gas lo eroga con generosità, altroché! E qui, secondo me, c'è il grosso errore di fondo commesso da tutti gli organizzatori di questi eventi adventouring; essi, fin dall'inizio, hanno limitato la partecipazione a moto oltre 150 kg (più o meno), o solo a 4 tempi, o solo fino ad un determinato anno, o combinazioni di queste regole, col chiaro intento di escludere le moderne moto da enduro racing, a 2 e 4 T, i loro 110-115 kg e 50 cv alla ruota, e sopratutto i loro piloti, considerati degli smanettoni sconsiderati, usi da ogni intemperanza sui percorsi sterrati, mentre i piloti di grosse enduro turistiche dovrebbero essere più posati ed inclini alla guida contemplativa e poco appariscente: che madornale errore!!
che guidino l'ultima Africa Twin 1000 nuova di fabbrica, oppure una vecchia Supertenerè 750 pistolata che neppure Petheransel l'aveva così, che abbiamo una vecchia Honda XL 600 che cade a pezzi oppure un BMW boxer 2 valvole talmente originale che non sfigurerebbe in un museo ...ci sono piloti che, con questo fritto misto di enduro degli ultimi 40 anni, viaggiano in fuoristrada a livelli che probabilmente nemmeno gli stessi costruttori delle moto avrebbero pensato fosse possibile! L'uomo cerca la sfida, prima di tutto con se stesso, e tra il guidare una perfetta enduro anni '10 (2010 …) che tutto perdona anche al più incapace, e portare al limite un vecchio cancello anni '80, beh, non sono poi così pochi quelli che scelgono la seconda strada.

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In servizio.

Equamente divisi tra gruppo di testa, gruppone centrale e coda passano quasi tutti; dei primi ho già detto, poi arrivano quelli che viaggiano spediti ma senza strafare, infine i più lenti, vuoi per i mezzi, per la capacità, per qualche difficoltà di navigazione: per tutti il morale è alto, pochissimi non fanno il tratto hard.
Ecco che arriva il Pozzo con le scope, possiamo comunicare l'avvenuto passaggio e chiudere il C.P. (Check Point).

VENERDI' 28 LUGLIO, ORE 18.30 – CONFINE VENETO TRENTINO

Voglioso di correre, il gruppo 4 si lancia sulle piste attorno al forte Cherle; il famigerato hard è un restringimento per frana della carreggiabile, ridotta ad una traccia larga un metro abbondante, dal fondo perfetto, veramente nulla di che. Seguono km e km di sterrate nelle abetaie di valle Orsara, interrotte solo da fastidiosi cancelli da aprire e chiudere. Qui sento che è il mio momento, la continua successione di curve e brevi rettilinei vanifica la potenza delle moto di ben più grossa cilindrata dei miei colleghi marshall; in questo terreno a me congeniale posso attaccare, prendere il comando e staccare il gruppo … e così sarà, arrivando all'asfalto con minuti di vantaggio sui miei avversari! Ho tirato un pò, per togliermi la polvere di dosso, insomma …

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Hard.

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Forature.

Sull'asfalto un paio di squadre sono ferme per forature, offriamo aiuto ma dicono di farcela, ed il gruppo 4 prosegue; le scope invece si fermeranno, il buon Cattelan dirà, con la sua grazia: “ cercavano di incollare la pezzetta sulla gomma, colla, strucca, colla, pezza … se non era per noi che gli davamo la camera i “xera” ancora là!”

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Marshall in libera uscita.

Ma noi 3 ci mangiamo tutto il vantaggio accumulato fermandoci per un panino a passo Coe, sicché il Pozzo ci riprende e tutti insieme scendiamo per la sterrata del Rio Freddo. È casa nostra, ne conosciamo ogni singola curva, ma non ci annoia mia percorrerla; sulla via raccattiamo attrezzi e ricambi seminati da qualcuno, poi a malga Zolle ristoro quanto mai gradito offerto dal gruppo Alpini di Arsiero. Qualche riparazione in corso, scambi di opinioni, battute, ma poi siamo gelati dalla notizia che a valle c'è un ferito serio: le voci si rincorrono, infine si chiarisce che un pilota americano (!) è scivolato su asfalto, rompendosi un piede; prontamente soccorso da una macchina della organizzazione, è in trasferimento verso l'ospedale di Santorso; brutta storia, ma nulla di irreparabile, per fortuna.

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Ristoro Alpino malga Zolle.

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Integratori proteici ante litteram.

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Parco chiuso Zolle.

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Tubeless in panne; non ha manco una moto tubeless, ma il Faga va dire la sua.

In fondovalle i distributori di Arsiero e Cogollo sono intasati di partecipanti al rifornimento, per me ed il Faga non è un problema, con i nostri 20 lt, ma per lo striminzito serbatoio del K 690 di Fabio lo è; si decide di salire il Costo di Asiago, a Tresche Conca il distributore è libero e Fabio ne approfitta. Ora la traccia GPS ci condurrebbe per un breve anello in val di Gevano, nelle alture sopra Tresche Conca, per poi salire al Rifugio Alpino, percorrere le note sterrate verso il monte Corno e da esso scendere al Turcio e quindi al Golf Club, sede della cena: itinerari ben noti a noi vicentini, pertanto, non avendo compiti da svolgere, tagliamo questa parte, ma non dimentichiamo di passare a Cesuna al bar dalla Katia, dove il Pozzo paga da bere per il suo genetliaco: Gruppo 4, staffette scope, Korrado che finalmente ha chiuso il “ristorante alle Zolle”, tutti ci ritroviamo a festeggiare Pozzo; arrivano perfino i nostri amici Icio e Gian, che da ore girano per l'Altipiano sperando di incontrarci: una sagra estemporanea, insomma!

SuperHank
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HARDITAROAD 2017 – 3 GIORNI DA MARSHALL

Messaggio da SuperHank » ven 08 set, 2017 11:57 am

Continua ... non riesco a caricarlo tutto in una volta, probabilmente è troppo lungo, credo ...

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HARDITAROAD 2017 – 3 GIORNI DA MARSHALL

Messaggio da SuperHank » ven 08 set, 2017 11:59 am

VENERDI' 28 LUGLIO, ORE 22.00 – NOTTE D'ALTIPIANO

Molti sono già arrivati quando facciamo il nostro ingresso al Golf Club: una spolverata di glamour ed eleganza, prima di affrontare l'abbrutimento di 2 notti insonni: ci sta. Buffet ottimo ed abbondante, perfetto, niente alcolici, doveroso se si deve rimanere lucidi, e Red Bull come se piovesse. Impagabile il contrasto tra i pochi avventori normali, personaggi eleganti ma casual, donne in abito da sera, ed i piloti della Harditaroad, ancora non eccessivamente sporchi ma vestiti di improbabili corazze e stivali ferrati sul pregiato parquet, stravaccati sui divani, qualcuno addirittura appisolato in vista della nottata.
La piacevole serata è interrotta da quel rompiscatole di Korrado, che, più arcigno del Mega Direttore Galattico Conte Cobram di fantozziana memoria, ci ingiunge di timbrare il cartellino e rientrare in servizio: il gruppo 4 deve andare a presidiare un cancello di una malga sulle pendici del monte Lisser, verso Enego. Il dovere ci chiama, ed il Gatto e la Volpe partono, orfani di Fabio che è ritornato a casa.
I partecipanti, raggiunta Gallio, devono salire per Campomulo, girare dalle parti di Marcesina ed arrivare al nostro C.P.; per guadagnare tempo, visto che qualcuno è già partito, decidiamo di raggiungerlo per la via più breve, asfaltata, passando per Foza.
Ma è bello anche così, guidare sulle strade deserte a cavallo della mezzanotte, nel caldo di una notte estiva, con solo la compagnia del pum pum dei nostri motori, vivi come cuori di animali, con la luce del compagno che sicura ti segue da dietro, fermandoci per rifornimento acqua in un bar dove tutti erano ubriachi, clienti e gestori, piccolo siparietto in un grande avventura.
Ma con la montagna non si scherza, mai, anche se sei su una strada asfaltata di notte: passati 1.200 m.s.l.m. Una fitta nebbia cala su di noi; la temperatura cala di conseguenza, la piacevole aria calda di Foza è un ricordo, i freddi rivoli d'aria si insinuano sotto le giacche estive, ma peggio di tutto il banco è così denso che nemmeno si vede il limite della strada, viaggio letteralmente a naso, metro dopo metro, intuendo più che vedendo l'andamento della strada. Finalmente arriva il bivio sterrato, troviamo un primo cancello, poi il secondo, il nostro. Francamente non capiamo il senso di presidiare questo punto, vero che è l'uscita dal perimetro dell'alpeggio, ma in questa zona il pendio è ripido, la foresta impenetrabile, le bestie assenti …forse esigenze diplomatiche, per tener buoni malghesi & Co.? disponiamo le moto lungo il cancello, ci vestiamo con tutto ciò che abbiamo, Luca estrae una lampada di segnalazione “made in China” che fa tanto professionali: siamo pronti.

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C.P. Operativo.

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Si inganna il tempo studiando la traccia al buio.

Sono lunghi a scorrere i minuti in questo angolo di montagna, non abbiamo panorama per distrarci, gli abeti sono così alti e fitti che solo una sottile striscia di via lattea ci distrae dalla noia, oppure seguire qualche insignificante insetto nel suo attraversamento della sterrata. Dopo lunga attesa arrivano i primi piloti: potrebbero tirare diritti senza fermarsi, il cancello è spalancato, ma, alla vista della luce, tutti rallentano e si si fermano, immaginando ci sia da ricevere qualche istruzione o registrazione; invece si scambiano 2 parole, un incoraggiamento e ripartono. Tutti sono sorpresi di trovare un controllo nel mezzo del nulla: il dì seguente, ad un ristoro, sentirò qualcuno narrare stupito di quei 2 trovati nella foresta nel mezzo della notte!

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Eccoli!

Il morale è alto, tutti sono visibilmente soddisfatti, nessuno appare stanco, stressato, ansioso di finire; ci informano che indietro è un casino, forature, moto rotte, qualcuno disperso, gran lavoro per le scope stanotte. Ci dicono anche che, al cancello precedente, c'è il 4x4 degli Arditi, ciò ci rincuora, ci fa sentire meno soli. Le ore passano, il transito di moto s i dirada sempre più, francamente non sappiamo che fare, aspettiamo almeno che passi il Fuoristrada di Gerry, ma poi una delle ultime moto ci informa che al cancello precedente non c'è nessuno: che succede, dove sono tutti? Sono oltre 2 ore che presidiamo il loco, decidiamo di chiudere la sbarra e riprendere la sterrata. In solitudine attraversiamo i pascoli del Lisser, sotto di noi il canyon del Canale del Brenta sembra una fossa oceanica di cui non si scorge il fondo, se non fosse per le fioche luci dei suoi piccoli paesi laggiù; sull'altro versante la mole immensa e nera del Grappa, privo quasi completamente di illuminazione; sono le 02.00, alle 6.30 dovremmo essere sulla sua cima per la colazione, ci sentiamo come navigatori di terra, che vedono appena appena sull'orizzonte il punto, l'elevazione, la duna, il miraggio da raggiungere.

SABATO 29 LUGLIO, ORE 03.00 AM – BIVACCO A SEREN

Alla confluenza dell'asfalto troviamo Isacco ed il Ciaccia: da dove vengono, quando ci hanno passato? Non ricordo … ci confermano i casini in giro, i ritardi. Più a valle incrociamo anche il 4x4 di Gerry, anche loro, che giro hanno fatto? Dicono fosse così anche per i dakariani, il buon Thierry Sabine compariva dal nulla dietro una duna a controllare la carovana della gara. il Faga si ferma a relazionare, poi si procede verso Enego. La cittadina è immersa nel sonno, ammesso che qualcuno riesca a dormire col passaggio continuo di tonanti moto a scarico libero; un solo bar è aperto, con contorno di un paio di ubriachi locali. Tutti chiedono il caffè, il gestore rifiuta perché ha già pulito la macchina, avrebbe fatto la giornata solo con tutti i caffè notturni rifiutati, il tipo! Siamo all'ombra della torre scaligera di Enego, ma l'atmosfera è africana, od almeno così la immagino; piloti che vanno e vengono, gente che si riposa, moto super preparate del gruppo dei bresciani che sembrano Ufficiali, quelle mie e del Faga che siamo i privatoni del momento, il 4x4 della Harditaroad che compare: mancherebbe solo la sabbia del Tenerè e Thierry Sabine!
Anche il distributore di Enego è intasato, il gruppo 4 prosegue per la lunga discesa su asfalto verso Primolano, saliamo le Scale verso Arsiè dove finalmente facciamo il primo rifornimento, dalla partenza dal vicentino 15 ore prima.
Adesso la stanchezza comincia a farsi sentire, e di fronte a noi ci sarebbe il Grappa; si sale per la solita via di del Lago del Corlo, poi si girerebbe un tot attorno a Cima Grappa, colazione al rifugio Bassano, indi discesa per la valle dello Stizzon fino a Seren del Grappa: molte decine di km. Mi si accende una lampadina e dico ciò al Faga:”ma se dobbiamo essere fra 4 ore circa al C.P. Dello Stizzon, ha senso correre su e giù per il Grappa, (che talaltro conosciamo benissimo e niente di nuovo ci verrebbe dato da questa parte del giro) solo per farci colazione in vetta? E se andassimo direttamente a Seren, distante pochi km, dormiamo un paio d'ore, facciamo colazione nel primo bar e poi ci presentiamo “freschi”, si fa per dire, in servizio allo Stizzon?”
Aggiudicato.
Prima però andiamo a cercare il punto in cui dobbiamo fare il controllo; giriamo come api nelle campagne di Seren, il GPS mi indica un punto sotto il ponte della strada principale, posto buono per drogati, prostitute ed enduristi; il Faga non crede possibile che la traccia mandi proprio lì, dentro il torrente di pietre in secca, invece è proprio così!

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Barboni al parco.

Ritorniamo in paese, ed ormai siamo al game over; io mi butto su una panchina, il Faga, oramai via di testa, parcheggia davanti un bar che aprirà, forse, fra 5 ore, e gira a vuoto tra la piazzetta e la sua moto, controllando non so che; finalmente lo convinco a spostarci in un vicino parco, dove ci accampiamo per un paio d'ore. Per me stuoino a terra, un asciugamano come cuscino e completamente vestito, ma senza stivali: non si va in camera da letto con le scarpe! Il Faga opta per lo scivolo dei bambini, con plaid in policromia scozzese; risultato: entrambi sembriamo 2 cadaveri abbandonati in loco, strano che nessuno abbia dato l'allarme alle forse dell'ordine!

SABATO 29 LUGLIO, ORE 07.00 – CHECK POINT STIZZONE

Freschi come 2 zombie appena usciti dal loculo (Romero avrebbe potuto girare con noi il sequel del suo celebre “La notte dei morti viventi”) ci trasciniamo al primo, ed unico, bar aperto di Seren a fare colazione e toeletta; da segnalare l'imperturbabilità britannica della barista e degli avventori alla nostra presenza.
Mentre scanniamo le brioches un inequivocabile rumore di motociclette enduro a 4 tempi colpisce i nostri padiglioni auricolari: merda, gli apripista sono già qui!
Usciamo a fare 2 parole con i nostri colleghi marshall, qualcuno di loro si fa un caffè, ma non c'è troppo tempo da perdere, già i primi partecipanti sono in paese: ma come hanno fatto, ma quanto corrono? Noi del gruppo 4 siamo stati fermi oltre 2 ore al C.P., è vero, ma questi hanno fatto tutto il Grappa, da noi 2 saltato; è la conferma di quanto penso, altro che tranquilli turisti fuoristrada, questi sono manette drogate di gas aperto!

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C.P. Stizzone.

Tosto ci portiamo al bivio hard-soft, sotto al cavalcavia; si capisce presto che, almeno fin dove riusciamo a vedere, ai partecipanti conviene, una volta scesi nel greto, attraversare il letto in secca del torrente Stizzon, seguirne la sponda sinistra, per aggirate una pericolosa briglia, e poi, fuori dalla nostra visuale, andare verso il centro del torrente, cercando i passaggi migliori nello sfasciume di pietre, sassi e relitti legnosi. Ci raggiunge anche Gerry, che pare molto in tensione riguardo questo punto, anzi, direi che ha proprio i “co..ni girati”! A metà del guado pianta un paletto di legno con cartello costituito da un pezzo di cartone marrone con disegnata una freccia, visibile quanto una bandierina da cocktail nel deserto del Gobi, che dovrebbe invitare i piloti a seguire la strategia sopra descritta. Peccato che la freccia punti alla briglia, e diversi puntano dritti verso il salto della morte, tipo il Ciaccio; per fortuna nessuno è così rintronato da non accorgersi del pericolo, tranne Isacco, che inizia a percorrere la briglia avanti ed indietro; so che è un ragazzo sprizzante ormoni da ogni poro, trialista doc, ma non mi aspetto quello che sta per fare, e dico al Faga “se salta lo bacio in bocca con la lingua” … ed il mariolo salta a ruote pare l'ostacolo verticale! Ahhh, mi sono fregato con le mie mani, mi tocca baciarlo!
Poi il Gerry mi manda a girare il cartello, ma si incazza per come lo metto (in effetti era invisibile messo di profilo), e mi becco il cazziatone, che palle! Anche se confesso che ero in crisi, il caldo afoso del fondovalle, potenziato dal sonno, mi sono deleteri, mi cala la pressione ed i neuroni vanno in modalità stand-by. Non potrò mai fare la Dakar, al limite ripiegherò sulla Ice Run sul lago Baikal, organizzata dagli Adventurists.
Il C.P. Stizzon, anzi, Stizzone, anzi, Sttizzzoneee, come dice il Faga, abbondando in “t”, “z” ed “e”, è una miniera di aneddoti; il mio compare, miracolosamente ritornato in vita, gigioneggia con i partecipanti, per metà incoraggiandoli, per metà prendendoli per il culo, per metà facendo il professionista (fa uno e mezzo il totale, lui si allarga sempre!); fra i primi passa Birbes con la sua bellissima Guzzi Special, ma su una scarpata la moto decide di scavarla pietra su pietra invece di salirla: serviranno 2 persone a spingerlo su. Altri non si decidono e vanno su giù per il greto, ma i nostri eroi sono una squadra da Trieste, gli Incredibili, composta da; un KTM 350 4T primi anni '80, quelle motorizzate col terribile Rotax Bombardier raffreddato ad aria e trasmissione a cinghia, famigerato spacca caviglie dalla accensione quanto mai aleatoria; una Yamaha XT 250 2 valvole, vecchissima, rarissima ( a detta di Korrado mai importata in Italia se non con importazioni parallele); del terzo non ricordo bene, mi pare avesse un Suzuki anni 80 un pelo più moderno, ma solo un pelo! Questi eroi arrivano al C.P. Non dalla sterrata fra i campi, ma direttamente dal fiume, aprendosi il varco in un boschetto di cespugli! Dove siano entrati e cosa abbiano attraversato lo sanno solo loro, comunque sia li facciamo uscire dallo Stizzone, “tanto voi la vostra speciale l'avete già fatta!” li apostrofiamo.

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Cartoline dallo Stizzon.

Poi è la volta degli amici del club Africa Twin, Mauro e Luca; Mauro ha una nuovissima 1.000, chiedendoci un parere lo sconsigliamo di rischiarla nei ghiaioni; assennatamente concorda con noi, ma poi è un istante, si verifica un corto circuito neuronale, gli parte l'embolo e si butta dentro, assieme a Luca. Quando tutti sono passati, mezz'oretta dopo, finalmente io ed il Faga possiamo levare le tende dal C.P., prendendo la via facile. Sto costeggiando lo Stizzon quando sento Mauro porcare nell'interfono … un attimo, io non ho l'interfono! Ma Mauro lo sento veramente, e lo vedo in mezzo alla ghiaia cercare disperatamente di uscire, mentre Luca lo sta aspettando! Cavallerescamente lo aspettiamo, ma riesce ad uscire da solo, stravolto dalla fatica; i greti di torrente sono terreni molto difficili, e lo Stizzon non è da meno, forse era un po' esagerato per il format della Harditaroad, ma oramai era in programma, non si poteva non farlo.

SABATO 29 LUGLIO, ORE 09.30 – PIAVE E DINTORNI

si prosegue noi 4 per sterrate ai margini di Feltre downtown, buone ad usi loschi, per raggiungere il ristoro sito in località San Fermo; mi immaginavo un circolo parrocchiale, un incrocio tra una bocciofila ed un oratorio, invece San Fermo è un elegante e pregiato ristorante, ospitato in un delizioso palazzo ad occhio del XV-XVI secolo, con terrazza panoramica. Splendido, anche se non abbiamo diritto che ad un caffè ed alle immancabili banane e mele di cui pare l'organizzazione abbia una scorta inesauribile!

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Ristori di classe (per ora).

Ripartiamo, e non avendo altri compiti per la giornata, ci aggreghiamo al gruppo scope del Pozzo. Seguirà una serie di percorsi, a mio avviso, fra i più belli della intera manifestazione, per varietà delle situazioni e dei paesaggi; dapprima percorriamo le campagne feltrine su piccoli tratturi terrosi al limitare dei prati, nascosti all'ombra dei filari di alberi, attraversando piccole contrade e fattorie. Sono quel genere di percorsi che difficilmente trovi nelle mappe cartacee, nei navigatori, su Google Earth: percorsi ad uso e consumo di chi li adopera quotidianamente per le proprie necessità lavorative, e che solo una ricerca minuziosa sul campo, metro dopo metro, te le fa scovare. Bello!
A Busche passiamo sulla riva sinistra del Piave, e tosto entriamo nelle golene del fiume sacro alla Patria; qui, al cospetto delle Prealpi bellunesi, proviamo sensazioni africane; guidiamo su sterrate che sembrano letto di fiume e su greto di fiume che sembra strada; piste di ghiaia grossa, a tratti con banchi di sabbia, piste che non vanno mai dritte ma sembrano divertirsi ad oziare pigre attorno alle isolette boscose che punteggiano qua e la la distesa della grava. Bellissimo!

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Da sx io me, Pozzo, Faga: un tris d'assi.

A malincuore si esce dal “deserto” del Piave e si attacca la salita verso il crinale montano che separa il bellunese dal trevigiano. Si risale per sterrato una delle ombrose, lunghe vallate che scendono dal displuvio sommitale; diversi tratti sono cementati, un po' dispiace ma la pendenza è veramente importante, alla mia piccola 400 necessita procedere in seconda, se il fondo fosse stato naturale qui più di qualcuno non ce l'avrebbe fatta. Si esce dal piacevole sottobosco nei pascoli di malga Canidi: dietro di noi, i vasti spazi della val Belluna, chiusi a nord est dai primi contrafforti delle Alpi; davanti a noi, anche se nascosto dalle ultime propaggini della montagna, il ripido ciglione oltre cui ci si affaccia alla alta pianura e collina trevigiana; si va verso Posa Puner e Pianezze, per questa panoramica sterrata sospesa fra terra e cielo. Meraviglioso!

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Sul crinale delle Prealpi bellunesi.

Purtroppo non si può rimanere in quota a vita, e ci tocca scendere, per una interminabile pista forestale che intaglia il ripido pendio del monte Cesen; man mano che scendiamo la temperatura aumenta, la fatica erode le capacità di guida, la lucidità, l'entusiasmo. A San Pietro in Barbozza, frazione di Valdobbiadene, raggiungiamo il piano, bollente come un Erg africano; la traccia prevederebbe ancora diverso km nelle campagne lungo il Piave e sul Montello, ma di comune accordo decidiamo di recarci direttamente al Campo Jonathan, l'aeroporto sede del Riposo mediano della Harditaroad.

continua ...

SuperHank
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HARDITAROAD 2017 – 3 GIORNI DA MARSHALL

Messaggio da SuperHank » ven 08 set, 2017 12:00 pm

SABATO 29 LUGLIO, ORE 14.00 – CAMPO JONATHAN

Bramosi di acqua, fresco e riposo entriamo nell'oasi di Campo Jonatahan. Trattasi di una fondazione/museo/aeroporto, creata dall'Ing. Zanardo, ospitante repliche funzionanti di aerei che hanno fatto la storia della aviazione, basti citare il biplano dei fratelli Wright, il triplano Fokker del Barone Rosso, lo Spad dell'asso italiano Francesco Baracca … manca solo la cuccia volante di Snoopy, pardon, l'Asso della Prima Guerra Mondiale! Questi capolavori di artigianato meccanico sono ospitati in un autentico hangar del 15-18, restaurato alla perfezione. In un altro hangar gli Arditi hanno allestito le tavolate per il pranzo, con un ottimo servizio di catering; di fronte, nel prato tutte le moto allineate in quadrato, fanno la loro porca figura.

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Cartoline da Campo Jonathan.

Meno affascinante è lo spettacolo offerto dai piloti che, stanchi ed assonnati, si sono denudati, qualcuno addirittura in mutande, e sdraiati a dormire in ogni lembo di ombra disponibile, sotto gli alberi, i muretti, le ali degli aerei. Il posto ha un fascino assoluto, lo ripeto, ma anche 2 gravi difetti; il primo non dipende dalla struttura, in realtà: parlo del caldo intollerabile, a cui non c'è angolo d'ombra che dia sollievo. Personalmente cerco di dormire sotto un albero, ma più che cadere nelle braccia di Morfeo mi sento come un tricheco spiaggiato ai tropici che si sta rosolando nel suo grasso, per non parlare di certe stronzissime formiche che mi punzecchiano ovunque! Inoltre, secondo difetto, non ci sono docce, solo un lavabo esterno ai servizi igienici! Quel traditore di Korradok mi aveva detto “portati le ciabattine, c'è la doccia” … sii, come no! Capisco che garantire una doccia a 80-100 persone non è semplice, anche per i costi, ma una autobotte, una tinozza, una canna dell'acqua sarebbe stata un toccasana per il morale … ma poi diciamocelo, viviamo nel mito dei grandi rally africani, dell'avventura, del deserto, e poi vogliamo la doccia? No, non si può, hanno fatto bene gli arditi a farci rimanere onti e puzzolenti.

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Cetacei morti in putrefazione sulla battigia.

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Ferri di ogni tipo … e costo!

Col passare delle ore i piloti tornano in vita, si scalpita per ripartire, anche perché in moto tutto sommato si soffre meno la canicola. I partecipanti studiano le tracce, valutano le insidie del percorso. Ci aspetta la traccia T4, Nervesa-Spilinbergo, 231 km sulla traccia standard, 187 la easy; si valica nuovamente, in senso opposto, la catena montuosa attraversata nel mattino, fino a Belluno, per poi tornare indietro per gli altipiani dell'Alpago, Cansiglio e Piancavallo, scendere a Budoia e percorrere le campagna friulane fino a Spilimbergo; arrivo previsto ore 6.00. e dopo si dovrebbe ripartire per Redipuglia e Trieste. Mi chiedono, in qualità di marshall, come è il percorso, fortunatamente per loro almeno la prima parte la conosco bene e l'ho percorsa l'ultima volta l'anno scorso, pertanto parlo con cognizione di causa. Do il mio parere, loro soppesano, valutano se saltare le montagne, puntare direttamente a Spilimbergo, per affrontare “freschi” l'ultima tirata fino a Trieste … si pianifica la strategia di gara, come i piloti veri.
Walter e Gerry danno ascolto alla voce della folla, e decidono di anticipare la partenza dalle 22.00 alle 20.00. di conseguenza la nuova squadra apripista, il romagnolo Vale Albertazzi ed il nostro Max Pasqualotto, dovranno partire alle 19.00; al gruppo 4, cioè noi 2, viene affidato il compito di sbarrare l'accesso al bivio che condurrebbe ad un guado sul Piave, in notturna, il cui livello è giudicato troppo alto. Si torna in servizio!

SABATO 29 LUGLIO, ORE 19.00 – SULLE PREALPI

Al sottoscritto si richiede una prestazione Maiuscola, la mia piccola 400 deve reggere il passo della Husqvarna 701 del Pasqua e la mandria di cv erogati da “Nervosa”, il BMW super elaborato da fuoristrada del Vale; per non parlare del gap col 600 del Faga. Costeggiamo per asfalto il corso del Piave che, indorato dal sole tramontante, mi evoca sensazioni marine in riva all'Adriatico; attraversatolo al Ponte della Priula, invertiamo la rotta, verso le montagne, solcando con i nostri vascelli a 4T le onde boscose delle colline Trevigiane. Il Vale apre la strada e non guarda in faccia a nessuno, non si ferma mai, non sbaglia un bivio della traccia, mai una esitazione; notevole, poiché credo che non sia mai stato qui e comunque anche se fosse non sarebbero comunque luoghi a lui familiari, essendo romagnolo; però è anche un piccolo dispiacere, perché ogni collina, ogni valletta, meriterebbero una sosta, una fotografia, per gustare e cogliere la magia del tramonto.
Anche qui gli Arditi hanno svolto un egregio lavoro, con la traccia; è una zona densamente abita ed antropizzata, ancorché legata alla agricoltura, in particolare alla produzione vinicola; ebbene, in questo puzzle di vitigni, frutteti, fattorie, case coloniche e ville lussuose, piccole contrade e paesi, agriturismi e resort di lusso, vallette e boschetti, sono riusciti a trovare delle sterrate tali da rendere il percorso intrigante e prodigo di sorprese: sterrate panoramiche cinte da recinzioni in legno ed ombreggiate da alteri platani, carrarecce in mezzo ai vigneti, strade in terra battuta lungo torrenti incassati in inaspettati canyon, questi alcuni dei pezzi del campionario proposto. Passiamo veloci a fianco di rimarchevoli memorie della storia, come il castello di Collalto, il Molinetto della Croda a Refrontolo, per poi calare nella Valmareno, nei pressi dei laghi di Revine, ai piedi della cordigliera montana che ci separa da Belluno, qui con l'aspetto di una invalicabile muraglia.
Una sterrata da manuale ci porta in quota con un susseguirsi di tornanti, traversi, tornanti; gli Apripista ufficiali prendono il volo con le loro potentissime moto teutoniche (consentitemi di definire tale la Husqvarna, che di svedese sono 30 anni che ha solo il nome!), in più sono anche avvantaggiati dall'essere privi di bagaglio, mentre io del il Faga sono 2 gg che ci portiamo dietro tutti i nostri stracci. Ma la mia Hondina, ed il suo pilota, non si tirano indietro di fronte alla sfida, e ci facciamo un punto d'onore non essere staccati; a suon di derapate in uscita di curva, staccatone l'ultimo ferodo non solo non subisco allunghi, ma resto sempre attaccato alla targa del Max, oso pure dire che se non avessi avuto, ad ogni increspatura del terreno, le borse laterali sbattere come le orecchie di Dumbo in fase di decollo, forse sarei anche riuscito ad infilare l'Husqvarna e portarmi in seconda posizione, ad innervosire l'Albertazzi!
Questa è la pura verità, od almeno a me sembrava così … con l'immaginazione.
Quando la foresta si dirada siamo in vetta sullo spalto delle prealpi, affacciati sul mare della pianura sottostante, insinuata fra i seni ed i golfi creati dagli arcipelaghi collinari, mentre la poderosa corrente di bianca ghiaia del Piave scorre fra le prime luci accese nei paesi e città: sono questi i momenti per cui vale la pena avere una moto da enduro.
Stiamo brevemente in sella al crinale, poi ci tuffiamo nell'ombra incipiente che già avvolge il versante Bellunese; sono percorsi che conosco, anche se non frequento spesso, Pian delle Femene, Canal di Limana, Valmorel, purtroppo rimango ogni volta amareggiato dal constatare il progredire del triste asfalto nero, o dell'appena meno sconfortante cemento, rispetto all'amato sterrato: una pezza in quel tratto oltremodo ripido, un tornante bitumato in più, un pezzetto di asfalto che sale più in su nella valle … così, a spizzichi e bocconi, svanisce la magia dello sterrato, la poesia della polvere e l'epica del fango, e su tutto cola il rassicurante, banale, noioso, triste asfalto. Perso in questi pensieri attraversiamo le alte contrade del bellunese, rifiorite a nuova vita nelle fuggevole estate delle vacanze, tutte o quasi le case aperte, automobili parcheggiate nei prati, ragazzini che giocano e vecchi a passeggio, tutte in attesa del ritorno del lungo letargo nella restante parte dell'anno. Tanto è il movimento che, nella sterrata che ci conduce al Nevegal, le auto marcianti nei due sensi devono fermarsi per dare la precedenza, e pure noi in moto ci tocca fare colonna; colonna in sterrato, evento oltremodo raro. E giungemmo così al Nevegal, la stazione sciistica e turistica di Belluno, un classico esempio di turismo montano come lo interpretavano negli anni 60-70, palazzoni senza gusto e decenza, a scimmiottare grattacieli (le “Torri”), gallerie commerciali, locali a gogo, casette a schiera come se piovesse: in altri termini, un eco mostro, nemmeno uno dei peggiori, a dire il vero, ma comunque un degno compagno, solo per restare in Veneto, di San Giorgio in Lessinia, del villaggio delle Laite a Rubbio in Altipiano, dell'albergo Castiglieri a Recoaro 1000, e 100 altri loro parenti; ovviamente poi sono 4 motociclette che alzano un po' di polvere e sassi sono le massime aguzzine della montagna, per l'opinione pubblica.
Per fortuna la T4 non ci fa ammirare questi imperdibili mirabilia, ma ci mena dentro e fuori le foreste ed i prati del Nevegal per facilissime e piacevoli sterrate, quand'ecco il colpo di scena: transenna all'imbocco della sterrata, segnale di divieto, copia della ordinanza del sindaco che sancisce la chiusura temporanea della via per impercorribilità dovuta smottamenti. Che fare? Una frana potrebbe anche essere insuperabile da una moto da enduro, ma solitamente è vero il contrario, se proprio la carrabile non è franata sotto la montagna, di solito le 2 ruote, con qualche spinta, passano. Ma abbiamo un dovere da compiere, per cui informiamo Walter del problema tramite WhatsApp, con tanto di esaustive foto; la risposta non poteva essere che un “bypassate”, la legge è legge. Per la cronaca noi siamo passati lo stesso, fondo effettivamente tormentato da smottamenti e profondi solchi erosi dall'acqua, ma nulla di pericoloso anche per un endurista di medio basso livello; non so alla fine quanti dei partecipanti siano transitati sul tratto incriminato od abbiano cercato l'alternativa, ormai erano già partiti dal Campo Jonathan per cui non penso proprio siano stati avvertiti, ma problemi non penso ci siano stati.

SABATO 29 LUGLIO, ORE 22.00 - TRA VENETO E FRIULI

tocchiamo terra, pardon, fondovalle, ormai nel nero della notte, attraversando un luogo assai affascinante e fuori dal tempo, che scoprirò poi chiamarsi Modolo, un borgo agricolo, anzi una azienda agro casearia ante litteram, bovini, latteria, grano, con tutte le strutture occorrenti, non ultima la cappella privata, addossate alla villa nobiliare, nobili di antico lignaggio veneto e ben più addietro, ai tempi delle signorie e dei comuni. Nel silenzio della notte solleviamo con timore reverenziale la polvere fra le antiche mura di questo feudo arrivato nel XXI secolo in qualche piega dello spazio-tempo.
Siamo giunti al momento in cui dovremmo dividerci, Vale e Massimo proseguire nell'aprire la pista, io e Faga presidiare il bivio interdetto del guado. Sicuramente abbiamo un bel vantaggio sui partecipanti, non ci siamo mai fermati se non per soste tecniche, tipo il divieto inaspettato, per cui un caffè possiamo concedercelo … errore! Stiamo per sederci quando appare il primo pilota!!!! ci ha raggiunti, in 2 ore ha percorso la stessa strada che noi abbiamo fatto in 3!! siamo basiti, roba da appendere seduta stante il casco al chiodo … ma c'è un perché, il fenomeno è Livio Mettelli, pilota bresciano, rallysta e dakariano, alla Harditaroad con la sua KTM 450 rally preparata Dakar, per tenersi blandamente in allenamento; dai, ci può stare prendere un'ora da uno così. Non solo ci fa compagnia al bar, ma poi si intrattiene un tot con noi al C.P., deliziandoci di aneddoti rallystici, con l'unica controindicazione di ricoprirgli la moto di bava, da quanto trasuda spirito racing, fascino dell'avventura, ammirazione per il suo essere scultura di leghe preziose e tecnologia, tutto finalizzato alla massima prestazione in off road: il massimo per appassionati come noi!

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C.P. Guado proibito.

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Livio Mettelli ci fa compagnia.

Ed eccoci nuovamente, noi 2, esattamente 24 ore dopo, a segnalare un bivio; non più persi nel nulla, ma lungo la SP1, come 2 travestiti qualsiasi. dobbiamo solamente indicare ai piloti di tirare diritto, accertarci che nessuno imbocchi il guado proibito. Ma giocoforza, quando ci vedono sbracciarci con lampade e segnalatori, quasi tutti si dirigono verso di noi, attraversando la strada, fermandosi a chiedere del perché e del per come, rischiando anche di farsi travolgere dalle auto in transito sulla provinciale. Presidiamo la posizione per un'ora abbondante, poi gentilmente un addetto del MC Anni 80 off road Group ci dà il cambio e possiamo ripartire, liberi di correre fino a Spilimbergo. E qui inizierà il calvario personale del mio compagno di squadra.

SABATO 29 LUGLIO, ORE 24.00 – DISPERSI NELLE MONTAGNE

“Ora andiamo diretti a Spilimbergo?” mi domanda il Faga; come precisato all'inizio, sono io che leggo il GPS e conduco l'iniziale trio, poi ridotto a duo, attraverso la notte “hardita”. Rassicuro il mio amico “no, seguiamo la traccia hard che attraversa le montagne dell'Alpago, Cansiglio, Piancavallo, ma tranquillo, è quasi tutta su asfalto, poi scendiamo verso Aviano, nel caso lasciamo perdere tutti gli arzigogoli che il percorso compie nella campagna pordenonese e puntiamo diritti su Spilimbergo, dove ci riposiamo qualche ora, come la notte scorsa”; ci credo veramente in quel che dico, ma sono anche consapevole che la strada è lunga, almeno 140 km seguendo pedissequamente la traccia: la verità è che non sono mai stato in queste montagne, e non voglio perdere la possibilità di vederle, sia pure di notte.
Transitiamo per Ponte nelle Alpi ed attacchiamo la salita ai borghi dell'Alpago; transitiamo per le piccole borgate di Pieve d'Alpago e Schiucaz, la strada è avvolta da una oscurità ovattata, densa, nulla ci perviene dalle lande che attraversiamo, non un luce, non un'ombra che faccia intuire il profilo di un monte, la profondità di una valle; solo pochi metri di nastro d'asfalto che sale, curva, si piega, scende, con insignificanti boschetti che fanno da spettatori alle nostre evoluzioni di guida.
In una sosta a sistemare i fari un gruppo numeroso di partecipanti, in sella a grosse cilindrate, ci supera; per un po' li vediamo in lontananza davanti a noi, ma presto ci distanziano, loro sulla via facile, noi a ricerca del tratto hard dell'Alpago. Vado avanti ed indietro per un lungo rettilineo finché trovo la minuscola stradina che si insinua nel bosco; con mio scorno scopro che è interamente asfaltata, ma un suo perché ce l'ha comunque: stretta, strettissima, appena un paio di metri, sale rinchiusa sotto una foltissima volta boscosa che la fa sembrare un tunnel, senza mai avere più di 10 metri in linea retta, è tutta un succedersi di curve, svolte, tornanti, apparentemente tracciati senza alcun senso logico dentro la foresta. Paura se la moto si fermasse qui, potremmo essere assaliti da licantropi assassini e zombi affamati!
Siamo dalle parti di Tambre, saliamo ancora e finalmente la scena muta, si fa più sinistramente attraente: pascoli, prati, orti e rade case e paesi lasciano il posto ad una foresta fittissima, la staccionata che delimita la strada sui 2 lati pare quasi proteggere il nastro di bitume dall'invasione di questi svettanti abeti rossi e faggi, che riducono il cielo notturno ad una sottile striscia scura sopra la strada, appena appena più chiara del nero assoluto del bosco. Siamo finalmente in Cansiglio!
Incrociamo dei partecipanti fermi, ma non hanno problemi, stanno solo riposando; poco dopo, a Pian Osteria, troviamo una locanda ancora aperta, nonostante sia quasi mezzanotte, non ci par vero e ci precipitiamo dentro per un caffè ed una torta. Siamo stanchi, le fatiche della notte precedente si fanno sentire, ed abbiamo ancora ore e ore di guida avanti a noi.
Solito cinema coi locandieri: quante moto stasera, dove andate, ma chi siete, da dove venite, ma cos'è, Trento Trieste, Harditaroad, enduro … è un po' infantile, certo, ma ci si sente forti, temerari, piloti, avventurosi, piccole soddisfazioni che contano. Ci dicono di stare attenti a i cervi, che di notte vagano alla ricerca di pastura ed è facile trovarseli in mezzo alla strada! Ecco, ci mancavano solo i cervi, dopo i licantropi assassini e gli zombi affamati! Con cautela scendiamo verso il Pian del Cansiglio, l'ampia radura si scopre ai nostri occhi, la poca luce di stelle e luna che le nuvole lasciano filtrare ci fa intuire la vastità di questa conca; sono soddisfatto di essere qui, di sicuro necessiterà una esplorazione diurna per mio conto, in futuro.
La strada arriva la bordo di questo enorme catino che è la piana, e si tuffa in discesa sui bordi dell'altipiano, in un buio abissale che più scuro non credo sia possibile; la traccia fa un anello sterrato prima di imboccare la diretta per il Piancavallo, vorrei saltarla ma non ci riesco, la stanchezza mi gioca brutti scherzi, fatico a leggere il GPS, e ci ritroviamo a tornare indietro, poi avanti, ed infine prendere la sterrata che non volevo! Per carità, sono una manciata di km facilissimi, però essere nello sterrato di notte, in una foresta che è priva di qualunque punto di riferimento, affidati solamente al GPS ed alla speranza che la strada sia quella giusta … diciamo che la strizza ti tiene sveglio! Ritroviamo l'asfalto, e di li a breve la deviazione che ci porterà verso il Piancavallo, la famosa strada delle Malghe.
Il Faga è cotto, mi viene dietro per rassegnazione, che altrimenti non saprebbe dove andare; ma anch'io sragiono, incapace di concentrarmi sul GPS mi limito a seguire la segnaletica verticale per escursionisti che copiosamente è disseminata lungo la strada. Già qui faccio un primo errore, poiché la traccia “hardita” precederebbe di seguire la strada esterna, quella verso la pianura, mentre noi seguiamo la parallela interna, fino a dove poi rifluiscono una nell'altra; poco male, anche se prendo nota con disappunto che quella interna è quasi tutta asfaltata, forse nell'altra c'era più sterrato: nella mia pazzia fuoristradistica riesco ancora a fare elucubrazioni simili, mentre il Faga mi ascolta con sguardo bovino e sogna una autostrada a 3 corsie che lo porti direttamente a Spilimbergo!
Sembra asfaltata di fresco questa strada, è un peccato, perché il contesto è oltremodo affascinante; prima si attraversano piccole conche, adibite a pascolo, con le loro brave malghe; la pianura non si vede, con la fantasia si potrebbe immaginare di essere impegnati nell'attraversamento di qualche immensità tibetana, persi nel nulla; poi il percorso si sposta a filo del ciglione che precipita sulla pianura friulana, così ripido che non si riesce a vedere dove la parete tocca il fondo dell'abisso; lontano, il nero mare pianeggiante è cosparso di isole di luce, che ci rincuorano, ci fanno presagire quando anche noi saremo la sotto, comodamente assisi al ristoro a riposare.
Ma bisogna scendere, ed invece la strada va avanti, avanti avanti, senza mai accennare a piegare verso la pianura. È qui, lo scoprirò poi, che ho commesso l'errore fatale; intestardito col Piancavallo, non mi ero accorto che la traccia in realtà piegava prima per un bivio in discesa verso il paese di Mezzomonte ed indi Polcenigo, già in pianura. Ma quel bivio proprio non l'ho visto!
E così andiamo avanti, completamente da soli e fuori traccia (alla fine saranno oltre 20 km in più), raggiungiamo Piancavallo e, dopo una interminabile discesa dove sbagliamo ancora strada finalmente siamo in pianura, dove ci accasciamo sulla aiuola spartitraffico, in compagnia dei carabinieri.

continua ...

SuperHank
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HARDITAROAD 2017 – 3 GIORNI DA MARSHALL

Messaggio da SuperHank » ven 08 set, 2017 12:00 pm

DOMENICA 30 LUGLIO, ORE 02.00 – LA SOFFERENZA

Risolto l'incontro con i militari, decidiamo di recarci a Spilimbergo per la via più diretta, Aviano San Foca, Vivaro, anche per sfuggire all'incipiente temporale. Sulla via ritroviamo anche la traccia GPS, che seguiamo per pochi km per abbreviare la strada. Ormai è notte fonda, è freddo, ogni tanto qualche goccia ci cade addosso, pare quasi che il maltempo ci stia braccando. Nessuno è per strada, d'altronde il percorso puntava più a nord, verso i guadi sul Cellina, per scendere a Spilimbergo da sopra, mentre noi vi stiamo arrivando da sotto. Questi km sembrano infiniti, non arriva mai l'agognato cartello, finalmente siamo al paese del ristoro, non ci resta che trovare il bar Stazione. Vediamo, all'uscita di un disco pub, una compagnia di giovani tamarri, a cui chiediamo informazioni; ardua impresa, non trasmettono nemmeno la consapevolezza di essere al mondo, ma ci indicano un parco con delle pensiline di fronte a noi, “quella è la stazione della corriere, l'unica della città”; giriamo in moto fra le banchine deserte, ma non c'è nessun bar aperto, il Faga senza casco vaga senza metà fra i vialetti del parco, quando passa la pattuglia dei vigili urbani! “Qui o lo arrestano o lo internano” penso, ed intanto fuggo a nascondermi oltre l'incrocio; ma anche stavolta scatta lo stesso meccanismo dei carabinieri, “che fa?” chiede la pula; “cerco il bar stazione” dice quello; “è dall'altra parte della strada, oltre quella aiuola alberata, ma la prossima volta lo cerchi senza andare sui vialetti del parco!” e se ne vanno: diavolo d'un Faga, il suo solito culo!
E come volevasi dimostrare, i tamarri avevano torto: a Spilimbergo ci sono 2 stazioni, quella delle corriere e quella dei treni, solamente che quella dei treni è talmente in disuso che non ci sono nemmeno più i binari, e sicuramente i ragazzetti non hanno mai visto in vita loro un treno passare per la città.
Immaginatevi la scena: la classica, vecchia stazione dei treni di provincia, nel sobrio stile di fine '800 primi '900, chiusa, abbandonata, con le finestrone e le porte sprangate da tavole di legno; di fianco, quello che in origine era un piccolo edificio di servizio, forse un magazzino, forse i cessi, riadattato a locale pubblico (il bar Stazione), ancora chiuso; dietro, dove una volta passavano i binari, una spianata incolta di asfalto malmesso.

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Spilimbergo, Bar Stazione ancora chiuso; scene di degrado urbano.

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Bar aperto, un raggio di luce in questa vita grama.

Questa la scena del tracollo psico fisico del mio amico. Bar chiuso, apre alle 06.00, mancano ancora 2 ore, poche moto, nessun genere di conforto materiale o psicologico; fa freddo e minaccia di piovere, la XT600 è a secco di olio lubrificante. Non ci resta che stenderci esanimi sulle panchine, cercando di riposare un po'. Che discesa agli inferi per il mio amico, dai fasti mondani del Golf Club allo spartano ma pur sempre confortevole Campo Jonathan, fino alla riduzione finale al livello accattone, fra i topi della stazione abbandonata: è troppo per una anima glamour come la sua! Quando poi riapre il bar, e ci servono brioche surgelate, bollenti fuori e col balocco di marmellata dentro ancora gelato, è il colpo di grazia, è voler uccidere l'uomo morto, è una crudeltà inusitata! Che chi di dovere si metta una mano sulla coscienza … e qui la decisione, lungamente maturata, è presa, ma io non lo so ancora.

DOMENICA 30 LUGLIO, ORE 06.00 – IL RITIRO

Il bar ha aperto, i piloti stanno man mano giungendo, arrivano anche gli automezzi della organizzazione, arriva anche la gang del Pozzo ed i Magnasassi, che hanno fatto servizio nei vari guadi della zona. I piloti non sono tanti, anzi, mi sembra siano sempre meno, e non vengono fatti particolari appelli o controlli; ho l'impressione che la manifestazione si stia rilassando, chi c'è c'è, altrimenti va bene lo stesso, l'importante è che non arrivino notizie di incidenti, questo è ovvio, per il resto troviamoci pure a Trieste per il gran finale, asfalto, fuoristrada, autostrada, fate quel che vi pare; ma non è una critica, è scontato che sia così, non è una gara, non ci sono premi, non ci sono veri piloti iscritti (a parte il Mettelli e pochi altri!) è arduo tenere alta la tensione per 2 notti di fila.
Il Faga rimedia pure un chilo d'olio, per rabboccare l'XT fa uno show, in 4 ad aiutarlo e poi inizia girare intorno alla stazione senza casco, col berretto, come Rambo nel primo film, per mandarlo in circolo. Passano di nuovo i carabinieri della notte, da non credere, ed il Faga li rassicura, sono ancora in testa alla corsa, è solo un pit stop. Sono fiducioso, verrà con me a Trieste.
E poi il temporale tanto atteso, arriva. Una cascata del Niagara si rovescia sul Friuli, in breve le pozze diventano laghi, i tombini tracimano; malvolentieri indossiamo le tute antipioggia, ma il mio amico getta la spugna: “torno a casa”, mi dice; ha ragione: ci sono 150 km fino a Trieste, non considerando la Slovenia, e poi 220 km per tornare a Thiene .. e l'indomani si lavora. Per un attimo ci penso pure io … la pioggia … tanta strada … ma per fortuna lunedì sono in ferie, non posso perdere il gran finale in Piazza d'Italia!
E così, approfittando di un calo di intensità dell'acquazzone, il Faga se ne va, unico marshall a non finire la Harditaroad (tecnicamente non è esatto; c'è stato un personaggio che è venuto a tutte le riunioni e poi non è nemmeno partito, e diversi altri marshall hanno fatto solo parte del percorso, come Fabio e Albertazzi, che da Trento si è spostato a Nervesa col camper). Ed io, solo soletto, mi aggrego al gruppone dei magnasassi, direzione Redipuglia.

DOMENICA 30 LUGLIO, ORE 09.00 – CAMPAGNA ESTERNO PIOGGIA

T5 spilimbergo - redipuglia 121 km, ecco cosa ci aspetta.
Partiamo sotto la pioggia, seguendo il corso del Tagliamento in direzione sud; più che altro sappiamo che il grande fiume c'è, da qualche parte , alla nostra sinistra, perché non tocchiamo un sasso che sia uno, del suo immenso greto; problemi coi permessi, credo. Per nostra fortuna smette anche di piovere, pur rimanendo il cielo sempre coperto e, poco dopo essere passati sula riva sinistra del fiume, riprendiamo a sterrare fra i campi della bassa campagna friulana.
Sono percorsi facilissimi, sterrati levigati come marmo, terra dura con solo un po' di ghiaino sopra, larghi da far passare 2 auto assieme, e lunghi, con visibilità ottima. Guida il gruppo il Pozzo, e conduce la sua Africona come se fosse nel deserto del Tenerè; dietro ci siamo io e Cattelan, che tiriamo le marce dei nostri monocilindrici, 3° a manetta , 4° pure, dentro la 5°, il contakm vola oltre i 100 km/h, sfiora i 110, staccatone 5°, 4°,3°, curva a 90°, traversone stile speedway e di nuovo a buttar dentro marce su marce. Personalmente seguo questo gioco per un po', mi piace togliermi la polvere di dosso ed assaporare un po' di adrenalinica velocità, ma dopo mezz'oretta calo il ritmo, non mi interessa il correre fine a se stesso, il mio piacere massimo è viaggiare, scoprire nuovi posti con la mia moto da enduro. Calo il ritmo e finisco addirittura ultimo, con Korradok che mi aspetta ad ogni bivio! Infatti devo confessare che ad un certo momento mi annoio pure, è un susseguirsi di rettilineo sterrato, curva, rettilineo, attraversamento asfaltato, sterrato, paese, sterrato … e il panorama segue lo stesso ritmo, campo coltivato, canale di irrigazione, campo incolto, pioppeto, trattore, canale, pioppeto. Ma, col seno di poi, ho apprezzato anche questa tratta: in fondo si è rivelato un vero viaggio in miniatura, ed il viaggio, come la vita (parafrasando il buon vecchio Finardi) è fatto di gioia ma anche di noia: e questi monotoni sterrati friulani non sono forse parenti, in piccolo, delle solitarie “rute” patagoniche, o delle steppose piste asiatiche?
Ad un certo punto è Korradok ad avere problemi: prima rimane in riserva di benzina, e si stacca dal gruppo assieme a Filippi per cercare un distributore, ma la sfortuna lo bersaglierà con ripetute forature: lo rivedrò solo a Trieste.
Io proseguo col Motopedico e poi con Gigi; avvicinandosi a Redipuglia gli spazi si urbanizzano maggiormente, attraversiamo zone di impianti sportivi tipo tiro con l'arco, costeggiamo l'Isonzo fra orti, baracche e capannoni, finché non montiamo sull'asfalto ed ecco apparirci la famosa scalinata bianca del sacrario di Redipuglia.

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Finalmente, Redipuglia!

DOMENICA 30 LUGLIO, ORE 12.00 – CARSO SLOVENO

le moto degli arditi dell'Harditaroad invadono pacificamente il parcheggio antistante la caserma/ostello/ristoro a servizio del sacrario, il classico locale da gita scolastica, panini surgelati e paste scotte: per fortuna ci sono le mele e le banane copiosamente fornite dalla organizzazione … se il Faga fosse qui piangerebbe dalla felicità!
Me ne sto al bar a consumare gelati ed acqua tonica, assieme ai miei compagni marshall; Mr TT ed il Pozzo intrecciano una dotta disquisizione sulle differenze tecniche tra le varie versioni del TT600S anni '80, in attesa della partenza per la tappa successiva.
Addirittura sono 3 le opzioni disponibili; prima, andare direttamente a Trieste; seconda e terza, un 100 km in Slovenia, potendo optare per traccia easy oppure difficile. Ovviamente la domanda non si pone, tanto vale far vedere che abbondiamo, come diceva il grande Totò, facciamo pure la Slovenia! Il Walter fa partire le moto a gruppi di 3-4 alla volta, per cercare di diluire il passaggio di moto in territorio sloveno, addirittura a noi marshall fa togliere le pettorine; pare che in Slovenia ci sia un limite nel numero delle moto, al di sopra del quale il gruppo diventa “organizzato”, ossia manifestazione, al di sotto rimane un giro tra privati … mah!
Verso mezzogiorno partiamo anche noi, il sottoscritto, il Pozzo, Mr TT, Enrico ed un ragazzo con l'XT, XT-Boy (in questo gruppo misto di Magnasassi e Over300 hanno tutti vecchie Yamaha, si fa una fatica distinguerli!). Il Pozzo vorrebbe che guidassi io, ma sono stanco, e sbaglio addirittura il bivio su asfalto, lasciando così il ruolo di capofila ai più baldi giovani. In Slovenia entriamo da Gorizia, quindi dobbiamo tornare indietro di una ventina di km, alla Harditaroad i km si sprecano, non sia mai che si dica che si è fatta poca strada! È una Slovenia diversa da quella che ho girato in passato: mi ero sempre spinto molto verso l'interno, in zone già a carattere continentale, caratterizzate da rigogliose foreste su montagne non elevatissime, ma sempre montagne; la Harditaroad invece rimane a ridosso del confine italiano, nel cuore della storica regione del Carso. Giriamo come su un ottovolante sulle sterrate di queste colline carsiche, dalle quote non elevate (300-400 metri massimo), ricoperte da bosco mediterraneo di pini marittimi, lecci, tigli, mentre dove il terreno è ancor più povero e roccioso attraversiamo distese pietrose punteggiate da miseri cespugli e rovi. Il fondo di simili tagliafuoco è un martirio per le camere d'aria, pietroni smossi, spuntoni e gradoni che fanno strage di copertoni. Ad un bivio troviamo il Ciaccia fermo, con Isacco alle prese con toppe e pompe; a fianco, il gruppo del Birbes alle prese con l'ennesima foratura; poco dopo tocca a noi essere in panne, per caduta della catena dell'XT di XT-Boy. Arriveremo mai alla dogana di Basovizza?

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Pump up the tube!

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Altri cantieri aperti.

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Foto ricordo col Marione nazionale.

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Qui è la volta della catena.

Si continua a girare in questi boschi, soffrendo il caldo, regalatoci da un redivivo sole mediterraneo; una discesa a tornanti prende talmente tanto nella guida me ed il Pozzo che nella foga finiamo fuori traccia; la ritroviamo più avanti, ma il resto del gruppo è perso. Poco dopo è la volta mia e del Pozzo di separarci, sono in riserva piena, non faccio benzina da Belluno (!) e me ne vado solo soletto a cercare un distributore. In solitudine poi attraverso Sezana, Lipica ed i suoi bianchi cavalli lipizzani e finalmente sono al confine, dove in un anonimo piazzale si stanno radunando tutti i partecipanti. Bella anche la Slovenia, ma ora sono veramente stanco.

DOMENICA 30 LUGLIO, ORE 15.00 – GRAN PARATA

Quando anche gli ultimi ritardatari sloveni giungono al confine, Walter ci fa disporre in colonna, affiancati a 2-3 per riga, i marshall con gilet d'ordinanza a chiusura del gruppo, ed in testa una pattuglia della polizia come scorta. E così la carovana della Harditaroad, questo serpentone di quasi cento moto, si mette disciplinatamente in marcia attraverso i sobborghi di Trieste, in parata per gli ultimi km che ci separano da Piazza Unità d'Italia. Il traffico si ferma per lasciarci passare, la gente guarda stupita e curiosa la scena: immagino che pochi sappiano di che si tratta, certo si domanderanno cosa sono tutte quelle strane moto, chi sono i piloti, cosa hanno fatto, da dove vengono, dove vanno; si nota anche simpatia fra le persone, sorridono, spostano i bambini affinché vedano meglio, qualcuno addirittura applaude! Si, è stata una grande emozione, una semplice idea che riempe di orgoglio i partecipanti e che resterà a sigillo finale di 3 intense giornate di enduro.
Si sfila sul lungomare per entrare nell'area di parcheggio, delimitata al centro del magnifico balcone affacciato sul mare che è piazza Unità d'Italia; si dispongono le moto in quadrato, come singole unità di una antica legione romana. Sorrisi, gioia, complimenti reciprochi, pacche sulle spalle, foto: non c'è altro in piazza, a mio avviso un 2 parole di discorso, una premiazione simbolica, avrebbero dato quel quid di ufficialità che non guasta, ma va bene anche così. Non ci resta che portarci in una vicina galleria commerciale, all'interno di un palazzo, per un ottimo ed abbondante buffet finale, conversando amabilmente sulla avventura appena conclusa e già immaginando la successiva del 2018!

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Piazza Unità d'Italia.

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Finita!

finita qui? Non proprio, anche il ritorno dalla Harditaroad è una avventura; la maggior parte dei Magnasassi si ferma a dormire in zona, per cui verso il vicentino mi incammino da solo, partendo alle 17.30. il viaggio sulla litoranea è un delirio, fra i forzati della tintarella che intasano ogni singolo spazio transitabile con auto, moto, bici, monopattini, sedei a rotelle, ecc., ecc.; ho rischiato più la vita in questo traffico assurdo che fra le nebbie delle Melette o i sassi dello Stizzone! E poi, girata la prua verso ovest, mi trovo a guidare col sole calante direttamente negli occhi, una tortura; sfatto di sonno e fatica e caldo vedo al fine un parco alberato, ci entro in moto (Faga docet) e che vedo? Una fontana a getto con ricaduta, dal piano verso l'alto; ci entro vestito a mo di doccia, poi mi accascio sul cemento a dormire; credo che se fosse passato qualcuno di sicuro avrebbe allertato le forze dell'ordine e/o i soccorritori, al vedere un uomo in tale stato! Ripresomi, oramai all'imbrunire, riprendevo la strada di casa per San Donà di Piave, Treviso, Bassano, Schio; per non farmi mancare nulla, a 10 minuti da casa incappavo in un potente temporale estivo che mi lavava fino al midollo: alle 22,30 (5 ore per fare 230 km!) ero finalmente sul portone di casa, fradicio, sporco, assonnato ma felice, dopo esattamente 60 ore dalla partenza del venerdì, di cui solo 6 scarse di sonno, 54 di avventura, 1.200 km di emozioni.

Ciao
Alves

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HARDITAROAD 2017 – 3 GIORNI DA MARSHALL

Messaggio da decored » ven 08 set, 2017 2:59 pm

Bel resoconto dettagliato.
Quando ho due giorni di tempo libero me lo leggo :mrgreen:
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Misso
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Messaggio da Misso » ven 08 set, 2017 5:17 pm

Sono d'accordo anch'io: mi prendo le prime ferie disponibili per leggere il resoconto di quest'avventura e... le successive per unirmi al gruppo che farà la prossima!!! Complimenti, siete dei grandi!!!

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Messaggio da Hunter » ven 08 set, 2017 6:01 pm

Mi sono copiato ed incollato tutto in un file word, e sono comparse anche le foto, tutte.

Intanto leggo, poi probabilmente farò il tifo.
Best Regards,
Stefano
Multi .... un quaicos anca mi.

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carlo
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HARDITAROAD 2017 – 3 GIORNI DA MARSHALL

Messaggio da carlo » ven 08 set, 2017 6:42 pm

Bellissimo racconto (tanto per cambiare ;)), ma questa volta non provo nessun
desiderio di viverlo in prima persona: gia' non riesco a dormire abbastanza in
condizioni normali, ci manca solo di farlo anche per divertirmi. :rotfl!:

Ma non era meglio una martellata sulle ginocchia? Fa male uguale ma almeno e'
veloce e vi avrebbe lasciato piu' tempo per dormire.
:bastard: :congrats:
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Misso
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HARDITAROAD 2017 – 3 GIORNI DA MARSHALL

Messaggio da Misso » ven 08 set, 2017 7:58 pm

Ma non era meglio una martellata
E' meglio ... "Gas a martello... E andiamo!!!!" :rotfl!!: :yahoo:

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