Un pomeriggio come tanti? 90 km in 4 ore. 3600 m di dislivello in altitudine: metà a salire e l’altra metà a scendere; dal mare fin quasi alla cima del monte più alto dell’Appennino Meridionale e ritorno. Facendo due calcoli: circa 25km/h (considerando le soste volanti e il rifornimento). Sembra la velocità di una lumaca ma, devo essere sincero, ho tirato da matti! Come apripista il solito “Maiolino” seguito a ruota da Eros, quindi Natino, con un grosso KLX 650 e un manico più grosso della moto, a seguire alternandosi, Valerio col suo XR 400 e Nino.
Appuntamento davanti al ristorante dove era a pranzo la Reggina Calcio. Incrocio Nevio con cui ho lavorato lo scorso anno, si chiacchiera un po’ delle ultime novità. Nessun progetto! Scaramanzia? Lo saluto con un caloroso “in bocca al lupo!”. Tanto , ci rivediamo a breve.
Nell’aspettare gli altri faccio due passi sulla spiaggia sabbiosa, difficile da abbordare con le gomme da trial e un pugno di CV. Non ho alternativa! Ne faremo un pezzo e già temo di sbandare. Non amo la sabbia come non amo la neve pappa. Che ci volete fare? Ognuno ha le sue idiosincrasie!
Di ritorno dal mare, vedo arrivare Peppe, un caro amico quaddista, a bordo di una fiammante Transalp “Drive Test”. Sapeva dell’appuntamento e ci teneva a venire a salutare gli amici. “A quando il tuo rientro in fuoristrada?”. Dopo il brutto incidente in cui è precipitato da un burrone (proprio lungo la carrareccia che andremo a percorrere oggi) e ha fracassato il mezzo non siamo più usciti insieme, e si sente la sua mancanza!
Ecco che a poco a poco arrivano gli altri. Natino sta al suo “6 e 50” come io sto all’alpetta, tanto ha il fisico da toro. Aspettavamo anche “acasile e l’”Arcidiaco” ma avranno avuto impegni improrogabili. A mano a mano che arrivano tutti si comincia a scaldare il gruppo con argomenti “caldi” che vi lascio immaginare. Siamo pronti: compattiamo le fila e stabiliamo, grosso modo, dove andare.
Come temevo, il pezzo sulla sabbia è difficile per me. Ma ormai ho imparato: scendo diretto verso la battigia e seguo la linea dell’onda sulla spiaggia. Per risalire prendo la diagonale più lunga possibile in modo da ridurre al minimo la pendenza da superare. Ed è fatta!
Percorriamo i primi km fra canneti e arbusti. E’ difficile passarci in mezzo, avere il casco con la visiera mi aiuta tanto. A guidare il gruppo è Eros, che conosce la pista. “Io faccio da scopa” direbbe l’endurista esperto, ma sono cosciente di essere semplicemente il più lento. Sempre ultimo! Saltiamo su gradoni che servono a contenere il pietrisco quando, in primavera, l’acqua raggiunge una portata considerevole. Ogni tanto guadiamo a zig zag in cerca dei punti più facili per risalire verso monte.

Ed arriva il momento di presentare il gruppo dei nostri Cavalieri di San Giorgio. Da sinistra: Natino, Valerio, “Maiolino” e Nino. Impegnato nello srotolamento di oltre un metro di fil di ferro arrugginito intorno al disco posteriore c’è Eros (è nascosto dall’Alp). Si, perché i piccoli incidenti sono sempre in agguato: qualcuno, più superstizioso degli altri, pensa che la prossima uscita dovremmo farla partendo da Bagnara (famosa località dove le cosiddette “bagnarote” sono da tutti considerate bravissime a cacciare il “malocchio”). Poco male. Per fortuna nessun danno.

Ci ha aiutati anche la mia pinza che, assieme a tanta altra roba porto sempre con me. Nella mia cassetta degli attrezzi: giraviti convertibili, brugole, fascette in plastica (che serviranno da lì a qualche ora!), chiavi inglesi regolabili e fisse, nastro isolante, fil di ferro, chiave per candela e quant’altro. Se mi capitasse qualcosa non saprei cosa fare: non capisco gran ché di meccanica! Per lo meno ho gli attrezzi. A qualcuno potrebbero servire, se sa dove mettere le mani.
Rispetto all’ultima volta che abbiamo percorso questa pista, oggi siamo riusciti a recuperare qualche km di sterrato in più. Tuttavia, forse per la mancanza di pioggia o perché ormai la neve in montagna si è sciolta completamente, non abbiamo trovato le stesse difficoltà nel risalire il corso d’acqua contro corrente. Sarà che ormai conoscevamo bene il percorso?
Nino ed Eros guidano il gruppo in modo perfetto, lineare. Mi aspettano sempre pazientemente e controllano attentamente il mio segnale di conferma per avere la sicurezza della direzione da prendere. Più che altro, mi è parso di capire, cercano di gratificarmi in qualche modo, visto che ogni volta che li raggiungo devo avere una faccia distrutta (fatica e polvere).
“Maiolino” ha cambiato la sua maglia: che voglia mantenere l’anonimato (visti i tempi che corrono!)? Fa delle penne kilometriche (permettetemi la k!) e vederlo curvare in controsterzo è uno spettacolo: sembra che danzi con la sua moto!
E’ la prima volta che viaggio con Valerio e mi son trovato bene: ogni volta che mi ha sorpassato è stato ben attento a farlo dove era abbastanza largo e sicuro e, soprattutto, a non sgommarmi addosso i soliti quintali di sassi e polvere. L’ho invitato al giro che faremo sabato prossimo e spero che ci sarà anche lui. Mi sembra un motociclista prudente e un endurista apprezzabilissimo.
E che dire di Natino che oggi si è fatto due bei pezzi “hard”, entrambi in discesa? Non avrei mai immaginato che si potesse andare in fuoristrada a quel modo con una moto del genere. Guidare un KLX 650 non è un gioco da ragazzi. Se il fisico ti aiuta, il manico ti permette di fare cose impensabili! Eccezionale Natino!
Mi sono reso conto che nei nostri percorsi abbiamo ormai un rapporto standard sterrato/asfalto: 2 a 1! Nel senso che, a conti fatti, sui nostri 90 km, 1/3 era su catrame. Niente male! Ma mi accorgo sempre di più della difficoltà a viaggiare dietro il popolo degli enduristi: mangio troppa polvere e, a sera, torno a casa con gli occhi appiccicati. A parte la velocità a cui tendo. E’ come se mi sentissi trascinato a correre. E detto da uno tranquillo come me… é quanto dire! (immagino, in questo momento, lo sbigottimento dei miei compagni di viaggio nel leggere dei miei sforzi a star loro dietro).
Risalendo lungo la carrareccia, improvvisamente ho un flash-back: mi viene in mente che proprio dietro una curva, prendendo un sentiero, ci si ritrova in un aranceto splendido. Pianto il gruppo e devio e… guardate che spettacolo!

Un fischio e arrivano tutti: a maggio inoltrato vedere tutti questi aranceti così carichi di agrumi ti fa sentire la forza e la bellezza della natura. Ne vorrei assaggiare qualcuno, giusto per non sentirmi in imbarazzo in questa terra così ospitale, ma preferisco dissetarmi con la mia solita bottiglietta di plastica da mezzo litro d’acqua. Riparto più fresco di prima. L’appagamento estetico ha in me questo strano effetto, qualche volta (devo provare se funziona anche in piena estate, quando tiro il caldo e umido vento di scirocco).

I prodi Cavalieri di San Giorgio (hanno tutti quella origine!) si divertono a saltare lungo le rampe in cemento che spezzano la carreggiabile e che hanno la funzione di aiutare le Api dei contadini ad arrampicarsi senza slittare troppo sullo sterrato.
Si attraversano guadi in punti difficilotti (dove non pensi proprio a fare foto, sei troppo impegnato a cercare di passare senza cadere e fare danni) e si sale costeggiando la fiumara. Lavori di sbancamento creano in noi confusione: dove andare? Proviamo ad infilarci sotto la benna di un Caterpillar mezzo arrugginito per provare se siamo nella giusta pista.
Riconosco il curvone in salita: ci siamo! Dune artificiali attraversano trasversalmente la carrareccia. I “destrieri” dei Cavalieri copiano i pietroni coi loro forcelloni come se niente fosse. Mi sono accorto che se cerco (e dico “cerco”) di tenere la loro andatura la moto non ce la fa: non è fatta per questo lavoro né come motore né come sospensioni. Né io mi diverto a correre. Soluzione: rallentare! (anche se quando arriverò a raggiungerli troverò Eros e “Maiolino” in pigiama “pronti per andare a nanna” che è tardi).

Scherzi a parte, fra sgommate, accelerate e soste d’attesa, arriviamo al punto in cui il gruppo si ferma per una breve pausa collettiva (saranno stanchi anche loro?). Ne approfitto per una bella foto in posa. Spontaneamente “Maiolino” scatta e finalmente anch’io vengo immortalato.

Sempre più su! Il terreno è pietroso e il vibromassaggio cerebrale sortisce i suoi soliti effetti: “chi sono?” mi domando appena sceso dalla moto; poi leggo qualcosa sul serbatoio giallo ed ho un “insight”!

ALP! E ritorno in me, tranquillo. Mi capitano sempre di questi “attacchi ischemici transitori” quando becco qualche pietraia tosta. Che sia colpa delle forcelle della mia alpetta? Dovrei preparare un questionario per i proprietari delle piccole Alp sulle loro reazioni emotivo-comportamentali dopo aver superato un paio di km di pietraia impestata. Vi risulta un momentaneo obnubilamento dei processi di coscienza?

Finalmente il piano. Il gruppo si riunisce in seduta plenaria per decidere sul suo futuro: “hard o soft”? Primo fra tutti “Maiolino” spinge il gruppo verso il “suicidio collettivo”. Dopo lo scampato tentato suicidio a seguito della prova su sterrato della mia alpetta da parte di Eros, oggi abbiamo debellato un attacco acuto di “depressione” nei confronti del “Maiolino” che voleva provarci anche lui. Già appena poggiato il sedere sulla sella ha esclamato: “non c’è l’ammortizzatore posteriore”? E io a spiegargli che siccome ogni giorno ci vado in due e che abbiamo gli zaini della scuola pieni di libri devo tenere il precarico rigido. Boh! Sarà! Ma mi è sembrato poco convinto lo stesso.
Scendendo per il primo tratto hard abbiamo tenuto un’andatura tranquilla (finché ero io avanti a indicare la strada ed evitare che cominciassero a tirare correndo troppi rischi). A un certo punto, il CRF non è più riuscito a trattenersi e mi è sfrecciato di fianco proprio mentre cercavo di evitare un pietrone di una trentina di cm di diametro. Immediatamente dopo mi superano anche Eros e Natino. A quel punto non sapevo più se preoccuparmi per loro che andavano giù come missili o per le mie povere braccia che cominciavano a lavorare in anaerobiosi.
Per un verso o per l’altro, riusciamo ad arrivare giù tutti interi e proprio mentre entriamo in paese sento suonare un clacson dietro di me. Roba da matti! Con tutto quel casino a cercare di stare in piedi sulle moto senza far danni qualcuno di loro è riuscito pure a trovare un telefonino per terra. Ci fermiamo quindi a consultarci sul da farsi: un paio di telefonate (nella foto sotto: Natino mentre cerca di telefonare al proprietario) recuperate dalla rubrica del cellulare e rintracciamo il proprietario che, contentissimo, ci raggiunge dopo alcuni minuti a bordo della sua vecchia Lada Niva 4X4 rossa: gente dura da queste parti!

Anche per oggi, i nostri piccoli scouts hanno compiuto la loro buona azione (a proposito, il fazzolettone verde che ho usato oggi come bavaglio per proteggermi dalla polvere è proprio quello degli scouts, fregato a mia figlia!).

Si riprende il cammino. Saliamo lungo una via meno ripida di quella che abbiamo percorso a scendere e recuperiamo la carreggiabile alla stessa altezza di dove l’avevamo lasciata (abbiamo giusto preso una variante perché ce lo sentivamo che avremmo fatto qualcosa di buono (la nostra anima scout!!!).
Ancora terra battuta: gli enduristi si dilettano in sbandate e frenate brusche, i motoalpinisti (che, ovviamente, rimangono dietro) masticano polvere! Riprendiamo l’asfalto: qualche km ci separa dal paese dove faremo rifornimento: 50 km dall’ultimo pieno e, incredibile ma vero, solo 2 litri di benzina! Stento ancora a crederci…
Stabiliamo il da farsi. Sono già le 16:30 e il tempo è grigio. Ognuno di noi è attrezzato per la pioggia, speriamo solo che non arrivi. Decidiamo di prendere quota e arrivare fino a 1800m slm. Bello sbalzo di pressione se si considera che siamo partiti dalla spiaggia e, infatti, già dai 1700m le carburazioni cominciano a non rispondere perfettamente.
Io avanti e loro dietro, giusto il tempo di indicare la via che ci porterà velocemente in quota. Poi, loro avanti e io dietro fino ai 1700m. Da qui riprendo la guida del gruppo per portarli a raggiungere il punto in cui la carrareccia si biforca in uno stretto tratturo che ridiscende nel sottobosco. Siamo sui 1800m slm. E’ il vertice della parabola. Ora inizia la curva discendente.

Fine della prima parte
(continua)